Ecologia ‘pallosa’

Screen shot 2012-02-22 at 3.37.37 PM.pngGiusto per chiarire, parliamo di palle. E anche di uomini di mezza età. E soprattutto di un esotico resort nel cuore della Repubblica Domenicana.

Sono le sei di sera, il sole sta per inondarci di luce albicocca e Piero, l’amico sessantenne di mio suocero, mi sistema un’aiuola tropicale tra i capelli e mi fa adagiare su una roccia, nel punto esatto dove finisce l’erba pettinata del campo da golf e comincia il cristallino Mar dei Caraibi.

In lontananza, un gruppo di vecchi americani tira palle a più non posso, mentre il fotografo attempato scatta suggestive immagini delle mie improbabili espressioni da modella. Forse si accorge che sono distratta da pensieri sull’inquinamento di una palla da golf. Penserà che delle foto non me ne importa una ‘mazza’. In realtà la ‘mazza’ è l’unica cosa su cui mi sto concentrando in questo momento.

Una mazza lunga e potente che scaglia nel mondo milioni di palline non degradabili e nocive per l’ambiente.

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Questi piccoli globi bianchi hanno conquistato ogni angolo del globo. Ti piovono addosso, si immergono nelle tue acque, si infilano tra i cespugli, si nascondono per l’eternità. Non c’è barriera corallina, laghetto, giardino, ruscello, abisso oceanico, bosco, quercia o piscina che vedendosi travolto dal curioso proiettile non abbia esclamato: “che palle!”

Solamente negli Stati Uniti ogni anno ne vengono perse 300 milioni- si stima un miliardo nel mondo. Nel Lago di Lochness ne sono state rinvenute 100,000. (Se davvero c’era un mostro, l’abbiamo ammazzato). E persino sulla Luna, nel 1971, l’astronauta Alan Sheperd ne ha lanciata una.

Queste piccole rotondità sono una vera ‘palla’ al piede per l’ambiente. Ognuna di loro può impiegare dai 100 ai 1000 anni per decomporsi naturalmente e, quando lo fa, rilascia metalli pesanti, come lo zinco, nocivi per la flora e la fauna. Ne esistono di biodegradabili, ma, come dire, pochi prendono la ‘palla’ al balzo e la moda stenta a diffondersi. (E vogliamo aprire una parentesi sull’impatto ambientale che comporta la manutenzione di un campo da golf?!)

Mentre il mio fotografo impazza con gli scatti, io finisco nel vortice del delirio ambientalista e all’improvviso questi docili e innocui vecchietti che giocano dietro di noi mi sembrano soldati assassini del pianeta, le loro mazze come fucili, i loro cart come carrarmati, i loro prati come campi di  concentramento- dell’acqua!- e le loro divise come uniformi di guerra. 

Il combattimento è iniziato. Il gruppo si avvicina pericolosamente, le palle schizzano nella nostra direzione. “Piero, non sarà meglio andare prima che ci colpiscano?”

“Piero?”

 

Luisa Cartei

Ecologia ‘pallosa’ultima modifica: 2012-02-24T15:31:00+00:00da green.power
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