20/05/2011
Slow living. Una necessità che conduce a una filosofia di vita
La vita in Italia si sta facendo dura. L’Italia in tutte le classifiche risulta sempre quella più in ritardo.
In Europa la Germania svetta con un 4% di incremento di Pil. Hanno allargato l’export. Hanno un sistema paese forte.
Per esemplificare cito un aneddoto personale: circa 10 anni fa ero in Cina alla nostra ambasciata. Chiedo quanti addetti commerciali abbiamo. Risposta: uno. Non mi stupisco. Ma chiedo quelli della Germania. Risposta: 90. 90 a 1. Questo è il rapporto.
Ma significa di più. Volontà di fare sistema. Uno stato al servizio delle sue aziende. L’Italia non fa sistema. Anzi lavora contro.
E i risultati sono questo continuo declinare. Con poche e rare eccezioni. Non cito altri dati italiani tanto sono noti e ormai noiosi. La domanda che mi faccio è un’altra: si riesce a tramutare una debolezza in una forza?
Da noi per necessità e forse virtù stiamo andando verso un sistema di vita SLOW. La precarietà che sta assalendo le famiglie, le difficoltà complessive del sistema aziendale, la necessità di trovare vie nuove stanno imponendo un cambio di strategia.
Nelle famiglie scatta il senso di frugalità e di slow living che nobilita il dover modificare i propri stili di vita. Nelle aziende si innova per nicchie senza troppi investimenti e senza pensare troppo alla crescita da doppio digit del passato.
Insomma, le spinte della sopravvivenza vanno a caratterizzare nuovi stili di vita.
Il food biologico. Il mangiar sano. Il ritorno alla campagna. Gli agriturismi. Il co-housing. L’andare in bicicletta. L’ibrida. L’attenzione ai consumi. L’energie rinnovabili. Il turismo sostenibile.
Una nuova politica green.
Tutti trend dello slow living. Tutti trend della modernità. Tutti trend da esportazione. Tutti trend del futuro. Li trovi a San Francisco. Li trovi nel catalogo Lohas ( life style of health and sustainability in Usa). E li trovi in Italia.
Per due ragioni diverse e differenti. Ma sempre tendenziali. E queste tendenze stanno toccando le nostre aziende che vedono possibilità di aprire nuove nicchie. Nicchie che l’Expo dovrebbe e potrebbe ripresentare al mondo con un Italia da prima fila.
Per esportare e per ritornare a vincere. Speriamo.
Diego Masi
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13/05/2011
Fotovoltaico e food bio, due elementi di crescita
In questi giorni ci sono state due novità che è bene prendere in considerazione in questa Italia un po’ a rotoli.
La chiusura del dibattito sul fotovoltaico e una ricerca Coldiretti sul consumo alimentare.
Quest’ultima recita che nel primo trimestre del 2011 vi è un crollo dei consumi. Specie nel pane (-7%) e nella frutta (-9%) con discese in quantità complessive pari al 4 %. Ma con un incremento del 13% degli acquisti di prodotti biologici. E un +28% degli acquisti diretti dal produttore. La spesa a km 0 per capirci.
Sono dati più che interessanti.
Da un lato ci dicono che la gente consuma meno. E che quindi la recessione continua. Ma che allo stesso tempo consuma meglio, il biologico e il km 0.
Ciò significa una spesa inferiore, ma di maggiore qualità. E premia chi si è diversificato per dare qualità ai prodotti. Quindi, tutto sommato, bene. E nella direzione di marcia giusta. Almeno per chi come lo sta da tempo predicando.
Sul fotovoltaico va fatto un ragionamento più lungo.
Fino alla fine del 2010. Con il terzo conto energia vi era stato l’assalto alla diligenza. È bene dirselo. Era scoppiato il boom nel solito disinteresse del governo. Ma loro parlavano di nucleare. Non si erano accorti di avere lasciato margini troppo alti negli incentivi. E maglie troppo aperte nelle regole specie quelle agricole.
E intanto speculatori stranieri e italiani sfruttavano al meglio le trame aperte del conto energia. Con un boom di fotovoltaico. Il due anni triplicato e quadruplicato. Bastava andare lo scorso anno a una delle fiere di settore per rendersene conto. Senza tanti studi. O ricerche.
Il governo se n’è accorto all’italiana, bloccando tutto. E rimettendo in discussione il terzo conto energia e buttando nel cataclisma di non certezze un settore che stava crescendo e che stava producendo ricchezza e posti di lavoro. Per tre mesi è andato avanti il dibattito e il balletto. Senza un pezzo di certezza.
Vale per tutti quello che disse a un comizietto il ministro Romani della sua collega, il ministro Prestigiacomo, in odore di difesa del settore energie rinnovabili: “è un pazza”.
Alla fine uno straccio di decreto è arrivato con un colpo al cerchio e una alla botte. All’italiana. E l’Italia del fotovoltaico si è divisa. La Confindustria d’accordo. Le altre associazioni no.
Confesso che dopo conti su conti non sono riuscito ad avere un giudizio complessivo sulla bontà del decreto. Mi sembra che il balletto di incertezza abbia creato un grande caos e fatto perdere nel 2011 soldi alle aziende del settore che chiuderanno male e con danno all’economia del settore.
Tuttavia, il decreto rimette un quadro di certezze. Toglie qualche furbizia. Limita gli investimenti speculativi. Tutto sommato penalizza gli incentivi precedenti, ma non in modo drammatico.
Insomma, se fai un impianto per la tua casa o la tua fabbrica, ci guadagni sempre. E bene.
Dice il Sole 24Ore: «il Gse pagherà mezzo euro a Kwh contro un prezzo di mercato di 0,20 cents». Questa la storia. La morale è più semplice. Il settore delle rinnovabili va avanti molto bene e continua comunque - balletto o no - a crescere.
Questo è un bene per la guerra al CO2 ,ma anche a una economia che diventa più pulita.
Diego Masi
17:00 Scritto da green.power (Webmaster) in News | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: fotovoltaico, food, bio, decreto romani, incentivi | OKNOtizie |
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06/05/2011
Nucleare. Il referendum s’ha da fare
La storia del referendum sul nucleare è una tipica storia italiana di questo periodo di politica insensata.
I passaggi sono stati, come ricorderete, al limite del ridicolo.
La storia.
Avviene lo tsunami giapponese. Tutti dichiarano: il nucleare va avanti. Da Berlusconi a Romani, da Veronesi a Chicco Testa, presidente del sedicente forum per il nucleare.
Fukushima diviene una bomba a orologeria. E a ogni ora che passava le dichiarazioni diventavano attendiste. Poi impaurite. Alla fine contrarie.
Insomma si è passati dalla pausa di riflessione (Romani-Prestigiacomo-Veronesi-Testa) a "non faremo mai più una centrale nucleare in Italia".
Neanche Feydeau avrebbe mai potuto pensare a una pièce così esilarante.
Le persone normali che seguono la vicenda hanno comunque tirato un sospiro di sollievo e hanno detto: sono diventati saggi. C'è voluta una disgrazia come quella di Fukushima per aprire gli occhi. Comunque almeno hanno capito.
E invece no... la storia ridicola è continuata. Nessuna saggezza.
C'era il referendum in ballo. E i cittadini avevano dichiarato che comunque - non fidandosi del governo e della politica in genere - ci avrebbero pensato loro. I numeri della partecipazione nei sondaggi - uno dei pochi libretti letti dal governo - erano alti. Cosa strabiliante visto che dal '95 nessun referendum ha avuto il quorum!
Ma quel referendum se ne portava dietro altri due: tutti esplodenti. L'acqua che blocca gli interessi di società ricche e avide. E quello sul legittimo impedimento che interessa solo uno, il premier... ma è sufficiente.
E allora i nostri che fanno? Semplice.
Cambiano la legge, cercando di sterilizzare e impedire il referendum sul nucleare, il vero traino di tutti e tre.E lo fanno in pompa magna.
NON FAREMO PIU' IL NUCLEARE IN ITALIA. E NON C'E' PIU' BISOGNO DEL REFERENDUM.
Si abrogano i termini della legge sottoposta al referendum. Sospirone di sollievo di tutti. Allora era vero... non volevano il nucleare.

Ma nell'incontro con Sarkozy (portatore di interessi nucleari), l'anima candida del premier, preso da una bulimica voglia di piacere al francese, si lascia sfuggire che ha fatto uno scherzo. Lo stop era solo una finta. Per non fare il referendum. Se si leggeva bene a pagina due della revisione della legge c'era scritto che nel prossimo anno l'agenzia per la sicurezza nucleare (di cui è presidente Veronesi) avrebbe analizzato nuovamente la situazione.
Et voilà..... IL NUCLEARE è di nuovo vivo e vegeto.
Storia ridicola, vero? Ma non è ancora finita.
La legge di revisione non è ancora approvata. Lo sarà. E poi (a metà maggio) dovrà andare alla Cassazione che si dovrà pronunciare sulla validità della manovra del governo.
Intanto il tempo passa. Il referendum è indicato per il 12 giungo. La campagna non parte. Che fare?
Poiché sono certo che la Cassazione rigetterà l'istanza del governo (per la pagina due per intenderci!), dobbiamo attrezzarci per diffondere la validità del referendum.
E invitare la gente a votarlo.
Per chiudere un capitolo veramente mortificante per la politica italiana.
E per mettere la parola fine.
Al nucleare.
Diego Masi
10:00 Scritto da green.power (Webmaster) in News | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: nucleare, governo, berlusconi, referendum, acqua, legittimo impedimento | OKNOtizie |
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