21/04/2011
Le nuove città: in bici, a piedi e sui mezzi pubblici
Difficile pensare oggi, in Italia, a una vera politica della viabilità.
È l'ultima delle priorità del governo nazionale, ma è un punto molto caldo per le amministrazioni locali che si trovano ad affrontare le elezioni e, a Milano, i referendum ambientali che si terranno il 12 di giugno - che non è la data delle consultazioni comunali, alla faccia di Croci, il promotore, che da poco si è alleato con la Moratti.
La politica italiana della viabilità nelle grandi città è molto simile a quella africana. Lasciata al caso. E agli interessi. Crescono le auto. Cresce il traffico, lo smog, le polveri sottili. Cresce il livello di CO2.
Ricordo che Stoccolma, città del freddo, avrà nel 2025 un tasso di CO2 vicino allo 0. Torniamo a Milano. Dagli anni '80 a oggi sono stati fatti alcuni passi infrastrutturali: qualche metropolitana, un po' di parcheggi, l'ecopass.
Tutti provvedimenti corretti, ma sempre in ritardo sull'evoluzione urbanistica che ha visto da quei tempi a oggi ridursi la popolazione da 1,8 milioni a 1,2 milioni di abitanti e ha visto invece aumentare le auto dei pendolari che sono, invece, aumentati.
I numeri da fuori verso Milano sono sempre più alti. E i risultati della viabilità sotto gli occhi di tutti. Che fare?
Attendere ancora, specie oggi che esistono nuovi sistemi di trasposto e di riduzione dell'inquinamento?
Alcuni suggerimenti:
- Implorare governo, regione e provincia di riorganizzare il traffico pubblico da fuori Milano verso la città. Ad esempio, migliorare il servizio ferroviario per i pendolari, ecc. Questa è una condizione imprescindibile e a oggi non perseguita.
- Proseguire con il potenziamento e lo sviluppo della rete metropolitana.
- Chiudere molte zone alle auto. Lo si potrebbe fare per tutto il centro della città. Ci vuole coraggio, per dimostrare ai cittadini che è possibile vivere anche andando a piedi. Occorreranno consigli e attenzione verso i cittadini per abituarli a un modo nuovo di vivere la città. Ma lo scopo è per stare meglio e vivere meglio. E questo i cittadini non potranno che premiarlo.
- Mettere nelle zone centrali - quelle non chiuse - una congestion tax molto forte, più pesante dell'ecopass per limitare il traffico non indispensabile.
- Premiare l'acquisto di auto elettriche e mettere tante colonnine di plug in. A oggi, non c'è ancora una vera offerta, nonostante due anni di pubblicità sfrenata sulle vendite delle nuove auto elettriche.
- Potenziare il bike sharing, il car pooling, facendo diventare il viaggio un'occasione di incontro e socializzazione, migliorare il servizio di car sharing - anche quello elettrico - e offrire anche quello di quadricicli elettrici che potrebbero servire meglio, sia in caso di brutto che di bel tempo, le persone che vogliono girare con facilità in centro.
- E poi fare tante, tante piste ciclabili. Se ne vedono alcune. Ma sono poche. Spesso malfatte. Sempre pericolose. Con marciapiedi ad angolo retto. E poi sono senza sbocchi. Un esempio tra tanti: la nuova pista di Piazza Repubblica, dove sbocca? Nel traffico più inteso della stazione centrale. Servono per far vedere che ci hanno pensato, non per spostarsi. E comunque sono troppo poche. Una città piccola come Milano, se fosse attrezzata veramente per le bici, avrebbe risolto i problemi.
In sintesi, occorre un cambio di passo che recita: ci stiamo uccidendo con le auto non per gli incidenti ma per i gas che queste ultime emettono. Quindi, aumentiamo il trasporto pubblico, mettiamo tantissime bici, chiudiamo la città alle auto.
Tutto ciò farebbe bene al corpo e alla salute di tutti.
Del resto, così hanno fatto in tante città europee, più fredde e meno ospitali. E hanno vinto... Basta fare un viaggio a Stoccolma, è a un'ora e mezza di volo.
Diego Masi
14:57 Scritto da green.power (Webmaster) in News | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: città, mobilità sostenibile, bike sharing, car sharing, aree pedonali, elezioni amministrative, milano | OKNOtizie |
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13/04/2011
Amministrative. La mancanza di una proposta green
Il prossimo sindaco di Berlino sarà probabilmente "green". Cioè uno dei verdi. Nelle ultime amministrative in Germania ben due land hanno votato "verde", probabilmente sull'onda emotiva della tragedia giapponese. E nel land del Baden Wurttenberg il nuovo governatore sarà proprio il leader locale del partito dei Verdi.
È giunto a tanto il loro successo, che la stessa Angela Merkel ha annunciato il blocco del nucleare e una nuova politica nazionale energetica basata solo sulle rinnovabili. Ma la Germania ha già dimostrato, nel tempo, parecchia attenzione all'ecologia.
Gli ambientalisti hanno governato insieme ai socialdemocratici per due legislature. E i risultati si vedono nei loro numeri: a partire dall'energia, la viabilità e la sostenibilità.
Il mitico Conh Bendit nasce proprio in Germania e ha contaminato anche la Francia. Oggi, il partito dei green in Germania corre a due cifre ed è intorno al 20%. In Francia, è al 15%.
E in Italia? Nulla.
I verdi che da noi erano chiamati pomodori, cioè verdi-rossi, sono spariti dal radar. Infilati tra la Sel di Vendola e il PD, si stanno nascondendo.
Proprio nel momento in cui di loro ci sarebbe bisogno.
Tutti avremmo auspicato che nelle amministrative qualcosa di nuovo si muovesse. Qualche gesto di orgoglio. Almeno a livello dei maggiori centri.
Milano, che di difesa e attenzione all'ambiente avrebbe bisogno come il pane, aveva la possibilità di fare una lista che desse il via al green vero - quello che non è né di destra né di sinistra - che si tendo allo sviluppo sostenibile della città.
Nulla.
Eppure a Milano sono stati indetti 5 referendum proprio per migliorare le condizioni ambientali. Invece nulla. Lo stesso Croci, padre dell'eco pass e degli stessi referendum, si è risolto alla fine a una listina di appoggio alla Moratti, che - bulimica - se l'è ingoiato. Rischia non solo la perdita del lavoro fatto, ma anche la sua elezione. Era una speranza e l'ha disattesa.
In mezzo a questi faccioni sui manifesti che riempiono la città e che poco dicono, una bandiera green avrebbe messo le basi per un movimento cittadino e poi, forse, nazionale. Il tempo è maturo e non raccogliere la sfida è un vero peccato.
Milano ha un problema ultradecennale con le polveri sottili dovute al traffico e ai riscaldamenti. Ha un problema con la viabilità e le ultime piste ciclabili sembrano più una promessa elettorale che un sistema di soluzione del traffico.
Ha l'Expo, il cui tema sarà "Feed the planet , Energy for life", che è già, se vogliamo, un manifesto politico teso alla sostenibilità.
Tre spunti che sarebbero stati la base perfetta per un messaggio politico coraggioso e lungimirante.
Nulla.
Speriamo alla prossima!
Diego Masi
06/04/2011
Riscaldamento ancora acceso. Sindaci, lasciatecelo spegnere
Nelle case di città, nei condomini, negli uffici pubblici, nei luoghi di pubblica utilità, negli ospedali il riscaldamento va a manetta.
In questi giorni di assoluto caldo. Di un inizio di estate contro natura con temperature giornaliere che oscillano tra i 20 e i 25 gradi e notturne intorno ai 15 cosa fanno i nostri sindaci?
I nostri amati politici non dicono: «SPEGNETE I RISCALDAMENTI».
Normalmente dichiarano su tutto il dichiarabile. Ma in questi giorni l'unica cosa da dire non la dicono.
E si tratterebbe, tra l'altro, di una banale ordinanza con un titolo di due righe: spegnete i riscaldamenti!
Non lo fanno perché per legge si bloccano il 21 aprile.
Credo lo avesse deciso De Gasperi quando gli inverni erano inverni, le polveri sottili inesistenti e la primavera fredda.
Dopo il climate change - lo dice la parola stessa - tutto è cambiato.
Ma per loro... per i nostri sindaci nulla è cambiato. È estate. Ma la legge è legge.
E noi ci becchiamo in casa riscaldamenti da 22/25 gradi se non oltre.
E in ufficio giornate in T shirt.
Questo protrarsi dei riscaldamenti fa alcuni danni.
Elenchiamoli:
- Il riscaldamento è una fonte di emissione di CO2. In percentuale quasi il 20% nelle grandi città. Avremmo risparmiato almeno un mese di CO2 da riscaldamento. Non male!
- Il riscaldamento brucia combustile di varie nature. Spesso nocive. Comunque costose. Avremmo risparmiato un mese di combustibile. Un bel risultato se si pensa alla guerra di Libia.
- A proposito di guerra, avremmo potuto immagazzinare la riserva di combustile così risparmiata per quando - a seguito del nostro rovinoso atteggiamento politico mantenuto nei confronti della Libia in occasione della guerra - non ci daranno più il petrolio che importavamo.
- E poi, infine, le malattie. Raffreddori. Influenze. Mal di testa. Non si sente altro negli uffici in questi giorni. Il danno sociale - temo- sarà enorme.
Tutto perché?
Perché i condomini non ci provano neanche a spegnerli di loro spontanea iniziativa. Devi fare la petizione in portineria. L'assemblea per deliberare. Lo devi comunicare. Se va bene ci vogliono almeno quindici giorni. Se va male, un mese. Quindi inutile.
E poi c'è sempre un bastian contrario. E poi ancora ve lo vedete l'amministratore che si mette a far battaglie, per non parlare del portinaio...
E perché i nostri sindaci, presi con le elezioni, non si accorgono che una piccolissima ordinanza li farebbe acquistare qualche simpatia in più?
Ma non lo fanno.
Chiedetegli il perché nella cabina elettorale.
Diego Masi
18:12 Scritto da green.power (Webmaster) in News | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: riscaldamento, sindaci, politica, caldo | OKNOtizie |
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