25/02/2011
Lanciato l’Expo a Milano: una falsa partenza
Due settimane fa, Milano ha organizzato il kick off dell’Expo. Avuti tutti gli ok dal Bie, messi a punto – sembra non ancora bene – i diritti sui terreni, il mondo politico e operativo che gira intorno all’Expo ha dato mostra di sé. Con una presentazione, devo ammetterlo, non all’altezza.
È vero che siamo agli inizi. È vero che chi è venuto erano addetti ai lavori o, peggio, gente che spera di diventarlo, ma è anche vero che la presentazione era dimessa e disorientata. Hanno parlato Moratti, Formigoni, Podestà, la trimurti della politica locale. Ermolli a nome della camera di commercio e forse di Berlusconi. Chi lo sa? E poi Veronesi, l’ad Sala e Albanese. Sì, proprio lui, Cetto la Qualunque. Non si a perché, ma fortunatamente c’era e ha parlato.
E poi hanno suonato quelli della Premiata Forneria Marconi… un revival anni '60. Il fatto che suonassero alle 10 di mattina dà l’idea della mancanza di visione comune sul tema. Come se qualcuno avesse detto: “qui ci vuole un po’ di musica. Tu chi hai? Ma ci sono questi che fanno Milano”. Boh?
Il succo dell'incontro? Poco o nulla. Solo un segnale
di presenza: ci siamo e partiamo. Come, dove, perché, con quale taglio, con quale comunicazione e cosa significherà l'Expo per il paese non è dato saperlo.
Sarà un volano economico? Sarà almeno un volano turistico? Chi verrà? Verranno? Non si sa nulla. O meglio, sono state illustrate una serie di idee non chiare e poco alternative tra loro, spesso poi si sono rivelate scontate e poco lungimiranti.
Il trio politico Moratti, Podestà, Formigoni - se c’è uno, ci sono anche gli altri due - facevano discorsi troppo scontati. La Moratti sembrava quella che, a livello emotivo, ci crede di più. Del resto è merito suo se abbiamo l'Expo a Milano. Chapeau. Il ceo Sala, invece, ha detto qualcosa di interessante: ha spiegato nei dettagli la divisione e suddivisione del progetto. Ora sappiamo che lo spazio sarà suddiviso attraverso il sistema stradale romano con il decumano e il cardo. Inoltre, ha spiegato con un'efficace presentazione anche l’organizzazione di base dell'intero evento.
Ma il miglire di tutti è stato Antonio Albanese. Ha riso dell'Expo e ci ha fatto sorridere. Ma, soprattutto, ne ha colto lo spirito. Ha capito che è
una sfida per l’Italia: l’ultima. E lo ha detto con serietà come solo i comici sanno fare. Ha compreso che l’Expo è la vetrina d’Italia, di questa Italia che sta andando a rotoli e a puttane, ha solo quell’appuntamento per rifarsi il positioning come dicono i pubblicitari. L’expo è il nostro biglietto da visita e di ingresso in una nuova Italia.
Gli altri relatori, non sono stati così incisivi: sono sembrati atoni e afoni rispetto a un vento che potrebbe cambiare il nostro paese. Eppure, lo hanno voluto questo evento, ma sembra che ne abbiamo dimenticato la chiave intima e profonda.
L'incapacità di fare del kick off un grande evento di presentazione è, dal mio punto di vista, sintomatica. Avrebbero potuto proiettare un filmato avveniristico di ciò che sarà, magari in 3D e con effetti speciali. Insomma, avrebbero potuto dare un senso, una visione che potesse “épater le bourgeois” (="sbalordire i borghesi"). Oppure, potevano presentare una riflessione politico economica sul significato profondo dell’Expo. Potevano appropriarsene politicamente, o economicamente. Avrebbero potuto, ma non l’hanno fatto. Un’occasione sprecata. Per fortuna però il treno dell’Expo è partito e potrebbe cambiare sul serio questo paese. Nonostante loro. Ma di questo ne parleremo a lungo…
Diego Masi
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02/11/2010
Da Shanghai a Milano: un testimone "caldo"
Se mi si chiedesse di descrivere un una parola l'Expo di Shanghai risponderei subito grandiosità.
Un vero, grande, importante biglietto da visita della Cina. Anche di Shanghai, certo, ma la città che ha ospitato l'evento in un contesto più ampio è poco importante.
Come lo sarà Milano nel 2015, perché l'Expo è una vetrina per tutta la nazione.
E questo è il vero motivo per cui anche nel 2010 si fanno queste esposizioni universali, che per molti aspetti nell'era digitale hanno un che di anacronistico. A mio parere infatti l'Expo è, ancora oggi una mostra del livello di sviluppo raggiunto dai diversi Stati.
In genere ad ospitarla è un Paese che sta emergendo e che coglie l'occasione per fare un po' di "celodurismo".
È il caso della Cina e sarebbe stato il caso di Smirne, mentre Milano e l'Italia non rientrano in questo schema. Infine, l'Expo è anche un momento di riflessione sullo stato dell'arte del pianeta e dei rapporti tra le nazioni.
In modo plastico, senza moneta, senza economia, con lo sforzo da parte di tutti di mostrare il meglio che ognuno ha. Una specie di olimpiade dello sviluppo.
Analizzata da questo punto di vista, la mia lettura dell'Expo 2010 è chiara... e preoccupante.
Ma andiamo per gradi.
Grandiosità.
Expo di Shanghai. Sette chilometri quadrati e mezzo, 27 volte l'area prevista per Milano 2015. Una città nella città. Per di più in centro. Facile da raggiungere e servita dai mezzi pubblici. Tutto ordinatissimo, organizzatissimo, pulitissimo. Ma anche frequentatissimo: milioni di cinesi in fila per visitare i 140 padiglioni, belli e ultramoderni.
Toilettes dal pavimento luccicante. Acqua nebulizzata e ventilatori per rinfrescare nelle lunghe attese. E soprattutto - anche a livello visivo -, il padiglione della Cina, la mega-pagoda rossa di 12 piani, divenuta il simbolo di Shanghai.
Milioni di cinesi in fila, dicevo.
Prima di partire pensavo che fossero "spronati" visitare l'Expo, ma mi sono reso conto che a spingerli ad affrontare le ore di coda era innanzitutto il desiderio di vedere con in propri occhi lo sfoggio della potenza del loro Paese e il livello di sviluppo raggiunto dalla Cina e dal resto del mondo. Proprio come accadeva da noi negli anni '50 e '60, quando eravamo la Cina dell'Europa: tutti alla Fiera Campionaria di Milano a vedere le ... novità.
Il tema dell'Expo, "Better City, Better Life", mi è sembrato irrilevante irrilevante rispetto allo "sfoggio muscolare", che ha assorbito gli sforzi della maggior parte delle nazioni. Dovunque citato, dovunque riportato, con tanto di padiglioni dedicati, ma come l'impressione è che si trattasse della ciliegina sulla torta, se non addirittura che non c'entrasse nulla con il clima generale.
Dentro ai padiglioni ho trovato uno strano mix di storia, tendenze green, intrattenimento ed "effetti speciali".
Detto tra noi ... la preferita era la parte Disneyland.
Un esempio? Il padiglione tematico sul petrolio, sponsored by Petrochina. All'inizio si rimane perplessi, chiedendosi come sia possibile che in una esposizione sull'evoluzione ambientale piazzino il petrolio... ma tant'è. Il dato di fatto è che era lo stand più affollato ed amato, perché il film in 3D proiettato all'interno era veramente bello. Certo, era un panegirico dell'oro nero, ma realizzato con tutti i "trucchi" del mestiere e lasciava affascinati (e anche un po' fan del petrolio).
Magie del cartoon, del 3D e della comunicazione!
Il padiglione italiano è veramente bello, non tanto per la sua architettura, ma perché i nostri, capitanati da Benianimo Quintieri, hanno capito raccontare dell'Italia: arte (mezza cappella di Brunelleschi), brands (da Prada ad Armani, da Tod's a Zegna, la Ferrari e la 500), spaghetti e vino.
Niente green, tanto agli occhi del mondo siamo un Paese senza problemi di inquinamento, abbiamo sarti e calzolai, non aziende...
Lo sviluppo
Come dicevo, l'Expo è una specie di vetrina dello sviluppo del mondo, presentato alla gente "normale" con parole e immagini semplici. E nello sviluppo di questo nostro pianeta appare lampante la prossima egemonia della Cina. Nel 2027 - così dicono gli economisti - la Cina supererà gli Usa. E nel 2050 sarà veramente egemone.
Il miglior libro sul tema, "When China rules the world" di Martin Jacques, spiega che la Cina ha tutte le carte in regola per essere la numero uno in economia, che la democrazia non è richiesta perché non c'è mai stata, che non è uno Stato ma una civiltà e che trova nei suoi confinanti vassalli che vogliono fare i vassalli. Culturalmente. Così era e così sarà.
E poi i cinesi sono svelti, sgamati, lavorano sodo. Temo che ci invaderanno.
Si sono già comprati l'Africa, che diventerà la Cina della Cina e stanno cominciando a comprare molte aziende europee, come sta accadendo in Grecia in queste ore. Se così sarà, il baricentro del mondo si sposterà nel Pacifico, in una grande battaglia tecnologica ed economica tra Cina e Usa. La vecchia signora Europa resterà senza ruolo, comprata, a guardare. E nell'Europa l'Italia sarà una bella appendice.
Tutto questo si leggeva chiaramente tra le righe dell'Expo di Shanghai. Il padiglione africano, modesto, era stato realizzato dalla Cina per tutti i Paesi del Continente Nero. Quelli dei Paesi mediorientali volevano dimostrare l'importanza che questi ultimi avranno anche in futuro nel ruolo di mediazione, di trading e di "petrolieri".
Quelli europei, infine, erano stand di vendita, in cui ciascuno esponeva quello che futuri padroni avrebbe potuto piacere.
E... l'Italia.
Due ultime riflessioni. La prima: siamo destinati a essere il Belpaese, dove i prossimi padroni potranno comprare brands - quelle del quadrilatero di Montenapoleone per intenderci-, mangiare bene, passare un po' di tempo nelle nostre belle città d'arte o nella nostra magnifica natura, da Cortina a Portofino. Comprare le nostre case per viverci un mese all'anno.
Insomma, il Paese del lusso, abitato da persone che hanno lo scopo di custodire questo mondo a cinque stelle. Maggiordomi di lusso, in poche parole. Questa rischia essere la nostra missione nel mondo del futuro.
A proposito, nel 2050 l'Italia sarà superata anche dalle Filippine. Diverremo i badanti dei nostri badanti. Ma di lusso.
La seconda riguarda l'Expo 2015. Che faremo? Lo faremo? Penso di sì. Temo però che l'Italia, per i motivi che di cui ho parlato prima, non abbia le carte in regola per ospitarla. Spero quindi che ce ne fregheremo del tema Feed the Planet e spero che faremo una cosa chic, di lusso, sofisticata, tra Armani e Krizia, Ferrari e Della Valle.
Una specie di grande outlet che attirerebbe (quello sì) la stessa folla di visitatori che ha assalito Shanghai. Spero che faremo in grande quanto Quintieri ha fatto in piccolo a Shanghai.
Se dobbiamo cominciare a interpretare il nostro ruolo di maggiordomi, almeno facciamolo alla grande.
15:57 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: shanghai, expo, milano, testimone | OKNOtizie |
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29/09/2010
Expo Shanghai: il Kenya in mostra
Il Kenya è una paese che si trova nell’Africa orientale equatoriale. È una nazione multietnica con differenze topografiche sostanziali.
A Shanghai il Kenya si presenta con un padiglione interamente realizzato nel tipico stile keniota impreziosito da graffiti, musica e spettacoli di danza popolare.
Dalla mostra si evince l’unicità dello stile urbano del Kenya, e viene sottolineata l’armonia tra città e natura così come i problemi che sono sorti proprio a causa del veloce sviluppo delle città.
Il padiglione ha quattro aree d’esibizione: la Manyatta presenta le attività quotidiane della cultura Maasai; la National Park mostra i progetti di salvaguardia degli animali selvatici a fronte dello sviluppo di Nairobi; la New City of Nairobi è dedicata alle caratteristiche della capitale del paese evidenziando le sue peculiari caratteristiche architettoniche e, infine, la Old City of Lamu fa vedere come Lamu si sia adattata ai cambiamenti esterni che sono avvenuti negli anni.
11:39 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: expo, kenya, shanghai | OKNOtizie |
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22/09/2010
Expo Shanghai: l'Arabia Saudita gioca le sue carte
L’Arabia Saudita gioca le sue carte all’Expo di Shanghai: un padiglione di 6.000 metri quadrati che fa letteralmente sospendere il fiato. La “moon boat”, costruzione che ricorda una nave, ma anche una mezza luna, è stata infatti realizzata in sospeso sul terreno, un effetto sicuramente riuscito, che invita i visitatori ad avvicinarsi ed entrare nel mondo saudito.
Sulla superficie dello stand sono state messe a dimora numerose palme, in modo da creare ombra per le file di ospiti in attesa e riprodurre un immaginario di oasi e beduini, ricchezza culturale (non che manchi quella materiale) e preziosi giardini ricchi di acqua e vegetazione.
Il messaggio è chiaro: l’Arabia Saudita è in grado di offrire lussuose città e spazi urbani degni delle migliori metropoli del mondo. Il percorso all’interno del padiglione prevede il focus su diverse tipologie urbane: the city of Energy, the city of Oasis, the Ancient City with Rich Cultural Heritage, the city of Fast-growing Economy.
Come dire, non dobbiamo rinunciare a nulla, storia, cultura, natura, innovazione, energia pulita… Possiamo avere tutto.
E a ricordare i tesori arabi ci pensa una delle maggiori attrazioni dell’Expo, “A flight over the treasures of Saudi Arabia”, un filmato proiettato attraverso le più innovative tecnologie 3D in uno schermo di ben 1.600 m², sì, avete capito bene, 1.600.
Il tutto avviene all’insegna della promozione dell’energia rinnovabile, dato che il padiglione viene alimentato ad energia solare ed eolica. Ma non erano i signori del petrolio?
13:00 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: expo, shanghai, cina, arabia saudita, energia, rinnovabili, eolico, solare, città | OKNOtizie |
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10/09/2010
Expo Shanghai: l’arte di attirare i visitatori
Ai Cinesi piace l'Italia. Il Padiglione italiano, infatti, è il secondo per numero di visite - dopo quello cinese - all'Expo di Shanghai. Incuriosire e affascinare il pubblico cinese per attrarre turisti è uno degli obiettivi della missione italiana nell'ex impero celeste. Un obiettivo, considerati i numeri e il costante successo delle attività e delle manifestazioni italiane nell'Expo, ampiamente raggiunto.
Non solo cultura e fascino che sono legati al nostro Paese, ma anche un fitto programmi di incontri e conferenze. Dall'architettura, al design, dalla creatività alla cultura, per poi arrivare alla sostenibilità, queste sono le tematiche proposte dall'Italia, che saranno corredate da una serie di mostre e di eventi paralleli.
«La sfida più grande è stata quella di costruire ed allestire il Padiglione italiano a Shanghai con fondi pubblici obiettivamente limitati rispetto a quello che si intendeva realizzare - ha detto Stefano Bergesio, direttore amministrativo del Commissariato Generale per l'Expo. L'Italia si è presentata all'Expo di Shanghai con il suo biglietto da visita più scintillante, mostrando il meglio dell'arte, della cultura, della tecnologia e dell'industria in generale. Ora abbiamo superato i due terzi della manifestazione e ci attendono i mesi forse più impegnativi, perché già pieni di eventi di tutti i tipi, riceveremo molte delegazioni, e subito dopo la chiusura comincerà il rientro delle opere d'arte in Italia. Sono convinto che quando si abbasserà il sipario sull'Esposizione Universale di Shanghai, resterà in noi una grande soddisfazione».
«L'Italia è stata rappresentata a Shanghai in modo brillante e dinamico - ha detto Ernesto Miraglia, il direttore del Padiglione Italia -. Brillante perché il Padiglione e la mostra rappresentano "Italy at its best". Dinamico perché all'esposizione permanente si affiancano mostre temporanee sulle eccellenze territoriali, sull'arte, sulla cultura e sull'innovazione, tutte di alto profilo».
12:14 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: expo, shanghai, cina, esposizione universale | OKNOtizie |
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06/09/2010
Expo Shanghai: e se la Cina governasse il mondo…
Con l'Expo sono stato due volte a Shanghai a distanza di 12 anni.
Ritornare in Cina mi ha portato ad alcune riflessioni sul ruolo di questo paese nello scacchiere mondiale.
In dodici anni la Cina - e Shanghai che è la sua Milano - sono diventate una realtà enorme e incredibile.
Nel 1998, la prima volta che visitai quel paese, ho visto un popolo povero che voleva avere un ruolo nel mondo e si leggeva un preciso disegno politico.
Un aneddoto tra i tanti, ma esplicativo...
Incontrai al 40° piano di un grattacielo a Pudong il sindaco del "rione" che mi spiegò la via socialista al capitalismo. Nell'ufficio aveva il plastico della zona. Lo guardammo insieme e mi disse: "La parte di destra è quella che dalla finestra vedi costruita. Grattacieli, case, strade, etc. Quella sulla sinistra, invece, sarà realizzata il prossimo anno".
E dalla finestra - a sinistra - vidi solo campi.
Per un italiano che vede le costruzioni come eventi biblici aveva dell'incredibile.
Ma si capiva che era vero, che il disegno c'era. Certo, non ancora definito. Ma c'era!
Oggi, non solo il disegno è evidente e sotto gli occhi di tutti, ma è anche preoccupante.
La Cina è modernità, grandiosità, la nuova America, il paese destinato a diventare egemone nel giro di dieci anni.
Il libro di Martin Jacques "When China rules the world - the end of the western world and the birth of a new world" (ovviamente si trova solo in inglese su Amazon.com) è profetico.
La Cina è il paese che detterà le regole, che metterà fine all'egemonia culturale europea, o meglio occidentale.
Guadate questi due grafici. Dicono più di tante parole.

Ma che male c'è potreste dire?
Prima gli americani. Ora loro.
È che i cinesi sono diversi dagli americani. Non hanno la nostra cultura. Hanno valori diversi.
Non voglio fare un quadro dei cinesi improprio e superficiale.
Diciamo, per ora, che non condividono i nostri valori. E che i nostri, conquistati in tanti anni di lotte, non sono i loro.
E allora il conflitto lo vedo tosto. E perdente.
L'Expo ne è una delle prove più visibili e chiare.
Basta girare tra i padiglioni per capire e capire tanto, specie se si pensa in quest'ottica (quella dei 2 grafici, per intenderci). Chi sarà più forte nel futuro? Chi comanderà?
Vedo gli Unni alle porte. Non i barbari di Baricco, quelli un po' fighettosi,post moderni da Repubblica, ma quelli veri con i soldi e la volontà di vincerci.
E tremo pensando al nostro paese, il meno attrezzato di tutti nel mondo occidentale, che non pensa a creare i presupposti per una difesa. Un paese che in 40 anni è passato da sesta potenza mondiale all'inseguimento del 18° posto, mantenuto dalle Filippine. Insomma, da ricchi con badanti, a conquistati dalle badanti.
Un paese che pensa al processo breve, quando tra breve i barbari busseranno alle nostre porte.
Ma ne parleremo nei prossimi post...
Diego Masi
10:30 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: expo, cina, shanghai, comunicazione | OKNOtizie |
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01/09/2010
Expo Shanghai: la Cina mostra la sua grandeur
Abbiamo iniziato a girare per l'Expo. Ma "girare" è una parola che non rende l'idea.
L'area ha un lato di sette chilometri e mezzo e visitarla non è certo una passeggiata! Ci vogliono i mezzi pubblici che in questa città - che ospita l'Expo sul tema "Better cities, better life" - sono numerosi ed efficienti.
Abbiamo visitato il padiglione della Spagna, che qui va per la maggiore. Un bozzolone di canapa di migliaia di metri quadri con dentro, nell'ordine: uno spettacolo al buio di flamenco, la Coppa del Mondo (che proprio ieri Zapatero ha ripresentato, qui a Shanghai) e infine un bambino di cartapesta alto sei metri che muove gli occhi. Il senso? La rinascita, la vita, i bambini come speranza per il futuro... Mah. Non so, né ho chiesto.
Però ho fatto sei ore di coda per entrare.
Non si poteva non visitare, tra gli altri, il padiglione dell'Arabia Saudita. Nove ore di fila di domenica e sei o sette in settimana solo per guadagnarsi l'ingresso in un enorme palla di ferro stile astronave. Sali su un tapis roulant e mentre avanzi, scorre con te un film sul reame saudita. Man mano che procedi, per effetti stroboscopici il corridoio si allarga in una immensa voragine e l'impressione è quella di essere nel film e quindi in Arabia. Effetto bellissimo e costosissimo (ma hanno il petrolio!).
Perché l'Expo è anche questo: effetti da luna park, da Eurodisney, da Gardaland. E più sono costosi e kitsch, più i padiglioni piacciono. Il tema green cities continua a essere irrilevante.
Proseguiamo il giro.Dall'Arabia alla Cina. Sono vicine.
E qui capisci l'Expo di Shanghai.
La pagoda rossa rovesciata ne è il simbolo.
È alta 12 piani. Svetta su tutti e su tutto.
È il padiglione che tutti devono vedere e che è impossibile non vedere.
E si deve vedere, costi quel che costi. Anche un giorno di coda.
Entri in una sala da duemila posti. Proiettano un film sulla "storia" della Cina. Pensi cominci dal 5000 avanti Cristo? No.
Dal 1980, data di inizio di nascita di questa Cina. Niente Ming e compagnia, è la storia di una famiglia normale che in 30 anni è passata da una casa povera, ma dignitosa a un appartamento Ikea.
Tema dominante: NOI LAVORIAMO TANTO!
Poi si esce (o meglio, si scendono i 12 piani) e ... coda ... e si sale su un trenino che ti porta - come a Gardaland - in viaggio le infrastrutture del dialogo: da internet alle autostrade.
Altra coda e si arriva al padiglione verde, di nome e di fatto, dedicato alla sostenibilità. Con dati e report su quanto fa e farà la Cina, oggi e nel futuro, per diminuire il proprio impatto ambientale: dalle auto elettriche, alla riduzione delle emissioni, al passaggio alle energie pulite, etc. Il tutto raccontato come se fosse già in atto. Detto, fatto.
E poi pian piano si torna all'aria aperta.
Conclusione: una cosa mastodontica. Enorme. Un gigante, in confronto agli altri padiglioni.
Il messaggio che trasmette? "Non importa cosa diciamo, conta cosa abbiamo costruito. Siamo i più ...GRANDI".
A proposito, dal giovane stagista che lavora per l'Expo di Milano del 2015 e che ci accompagna in questo labirinto abbiamo saputo che qui a Shanghai dall'Italia "istituzionale" non è ancora venuto quasi nessuno. Solo la Prestigiacomo, in occasione dell'inaugurazione del nostro padiglione. E la Moratti e Formigoni arriveranno a breve.
No news. No show.
Boh!!
Diego Masi
15:37 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: expo, communication, shanghai, cina | OKNOtizie |
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30/08/2010
Expo di Shanghai. Un grandioso biglietto da visita della Cina
È difficile fare una sintesi delle impressioni ed emozioni della prima giornata all'Expo mondiale di Shanghai.
Grandiosità, è forse la prima parola che mi viene in mente per iniziare a spiegare.
L'esposizione è quasi esagerata: sette chilometri quadrati di padiglioni. Una vera e propria città nella città. Quasi in centro, vicino a Pudong, nella zona degli alberghi e delle residenze di valore, è sempre visibile la pagoda rovesciata che rappresenta l'attrazione principale del padiglione della Cina (a proposito Shanghai fa 20 milioni di persone, un terzo dell'Italia e il centro-città è un concetto relativo).
Il biglietto da visita della Cina al mondo. Forse è la seconda spiegazione della riuscita di questa manifestazione. Sì, perché grande è lo sforzo, l'investimento effettuato, la cura del dettaglio e l'organizzazione. Mezzo milione di visitatori al giorno girano per l'Expo in una città super pulita senza nessun problema e senza incidenti.
La terza chiave di lettura del successo dell'Expo cinese è l'attenzione alle problematiche della sostenibilità ben espresse dal tema scelto per la manifestazione: "Better city, Better life". Si capisce subito che lo sforzo di approfondire la tematica e di seguirla in tutte le sue sfaccettature c'è stato. Ma l'effetto non è quello atteso. Il tema rimane più un pretesto per ciascun Paese di metter in mostra quello che meglio sa fare in generale piuttosto che trattare a fondo il concetto della sostenibilità del nostro vivere cittadino.
L'Expo è un po' come la nostra vecchia fiera campionaria. Se sostituite i Paesi ai temi della fiera e moltiplicate per cento ne avete un vaga idea.
Ogni Paese un grande padiglione costruito addobbato e organizzato per dare il senso del proprio posizionamento. In più ci sono una serie di padiglioni tematici come The grid, sulla griglia energetica (ottimo); The space sullo sviluppo della conquista dello spazio; The oil sulla bontà del petrolio (sic!) - che risulta il migliore grazie alla proiezione di un film in 3D che può competere con quelli di Eurodisney.
Ogni Paese - dicevo - ha fatto del suo meglio. Qualcuno con pochi soldi, altri con poche idee, ma tutti si sono presentati sull'onda del tema della sostenibilità, che purtroppo hanno subito scordato per raccontare esclusivamente le proprie meraviglie.
Il padiglione Italia è forse uno dei più belli. Anzi direi il più bello di quelli che ho visto. Elegante. Nobile. Artistico. Di alto design. Modaiolo.
Con tutte le brand che popolano i sogni e gli incubi dei cinesi. Una scatola ricorda tutto ciò che si trova a carissimo prezzo nelle città: da Prada a Tods, dalla Ferrari al design più esclusivo, dal nostro vino al nostro cibo.
Complimenti alla delegazione italiana condotta dal professor Beniamino Quintieri, dalla Ministra Accili e a tutto lo staff italiano che, insieme, hanno presentato benissimo il nostro Paese.
Ma il pensiero continua ad andare al nostro Expo 2015 con la domanda perseguitante: "Ma i nostri là a Milano e a Roma l'avranno visto davvero l'Expo di Shanghai? Perché continuano a litigare sui terreni?".
Non sono le uniche domande che mi vengono in mente e non sono le uniche che vi porrò nei prossimi giorni e nei prossimi anni.
Diego Masi
14:58 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: expo, communication, green, ecologia | OKNOtizie |
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27/08/2010
Shanghai, il futuro è sotto gli occhi
Tanti anni fa, agli inizi degli anni Settanta, quando ero ancora molto giovane, andai a New York.
Vidi la skyline e dissi tra me e me: questo è il futuro.
Questo paese è e sarà egemone.
Non ne feci una disamina storica, né politica, né usai Gramsci.
Vidi, e la pancia mi disse così.
La stessa sensazione mi ha colpito stamani, rivedendo Shanghai dopo 12 anni.
Era notte in Italia e l’alba qui. Ma la sensazione è stata grandiosa. Ho visto una grande città di una grande nazione che vuole divenire egemone a sua volta.
Insomma: il futuro è qui.
(Nella foto Diego Masi di fronte alla skyline di Pudong).
È sera ora. Sto scrivendo nel mio albergo di fronte al panorama del Bund, il centro commerciale di Shanghai.
È impressionante. È colorato. È tutto luci. È Las Vegas senza essere di cartone.
E i grattacieli di Shanghai sono imponenti e numerosissimi. Una concentrazione enorme.
Più di New York. Più di Chicago. Più di Dubai. Più di ogni città che ho visto recentemente.
Mi direte: ma è tutto cemento. È vero.
Ma è anche il biglietto da visita di una potenza che diventerà egemone in questo secolo e che ha fatto un Expo di tutto riguardo.
La città è pulita. Verde per quello che è possibile in un contesto urbano.
Un traffico moderato che non mi aspettavo. La gente gentilissima. E le strade senza un pezzetto di carta per terra. Con trasporti pubblici ottimi, sulla carta (domani prenderò il metrò e potrò documentarlo).
E domani comincia anche il nostro viaggio nell’Expo. Ho appuntamento con la delegazione del Ministero degli Esteri che ha provveduto a fare il padiglione italiano (il secondo più visitato) e che cura il lavoro dell’Italia per quanto riguarda il tema “Better city, better life”. Che verrà poi ripreso - come un filo di Arianna - nel 2015 sul tema “Feed the Planet”, evidenziando come il nostro mondo si attrezza rispetto al problema del diritto al cibo e a un cibo giusto.
Diego Masi
14:32 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: expo, green communication, esposizione universale, milano | OKNOtizie |
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25/08/2010
Expo: parte il viaggio da Shanghai a Milano 2015
Domani in effetti parto per Shanghai per vedere l’Expo.
Il viaggio è breve, una settimana; ma l’obiettivo è preciso: raccontarvi nel dettaglio tutto ciò che vedrò.
Per chi rimarrà in Italia, c'è la possibilità di un viaggio virtuale tramite il sito dedicato.
Il tema che si affronterà a Shanghai è "Better City, Better Life". Visto che ormai più della metà della popolazione vive in grandi città - e Shangahi ne è un'icona - mai titolo e tema sono stati più appropriati.
Oltre al diario della visita dell’Expo, ci sarà una gallery fotografica e anche un filmetto… che non mancherà di immortalare i visitatori della fiera e gli italiani che hanno fatto - mi dicono - uno dei padiglioni più belli di tutto l’Expo.
Nelle nostre ambizioni, il viaggio è più lungo e non finirà la settimana prossima. Questa tappa, infatti, sarà solo un inizio. Continueremo il nostro diario fino all’Expo di Milano nel 2015, un impegno ambizioso: un viaggio lungo 5 anni.
Nel capoluogo lombardo si parlerà di nutrizione, un tema importante per il nostro pianeta, che nel frattempo aumenta sempre di più in popolazione. E poi si affronterà il problema ambientale che - possiamo dirlo - è il nostro bread & butter.
Vogliamo capire come questo nostro Expo riuscirà a incidere sul tema più importante del mondo: la fame, la nutrizione, lo stare meglio. Lo faremo con attenzione anche politica sullo sviluppo di Milano. Perché una città un po’ provinciale e vecchiotta come la nostra dovrà cambiare faccia e pelle per accogliere un evento con queste ambizioni. Dovrà diventare una città green e una città più moderna ed europea. Questo sarà il nostro viaggio.
E vi chiederemo anche una mano per aiutarci a dirci quello che non va.
A presto. Da Shangahi.
Diego Masi
15:01 Scritto da green.power (Webmaster) in Expo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: expo, shanghai, milano, viaggio, green, comunicazione | OKNOtizie |
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