14/06/2011
Referendum. Un grande SI a una nuova qualità della vita
I nostri nipoti dovranno dire grazie a quei 27 milioni di italiani che in una domenica di giugno,dopo bendue weekend precedenti dedicati alle votazioni amministrative,sono andati come una cascata a votare i referendum sull’acqua, sul nucleare e sul legittimo impedimento.
Dovranno dire grazie non tanto per esser stati salvati dalle radiazioni delle centrali nucleari, che comunque non sarebbero mai state realizzate, oppure dalla bramosia delle multinazionali sull’acqua, che non avrebbero certo depredato il nostro paese, e ancora, per il blocco delle leggi ad personam di un premier sulla via del tramonto. Dovranno piuttosto esser grati alla lungimiranza dei loro nonni, o dei loro padri, per aver introdotto il principio della qualità della vita.
La qualità di un’energia che arriva direttamente dal cielo, con acqua, sole e vento, contro quella dell’inferno, composta da carbone, gas e uranio. La qualità del principio del bene comune, come l’acqua, che nel futuro sarà più preziosa dell’oro; la qualità di una politica più trasparente e attenta al futuro dei cittadini, che la stagione del berlusconismo, con arroganza, aveva ormai cancellato.
D’altronde, come non aspettarselo: i referendum in Italia hanno segnato le epoche. Negli anni ‘70 hanno introdotto i diritti civili, nel paese delle Chiesa. Contro la politica e contro i partiti. Nel ‘90, con Segni, hanno segnato la fine della prima repubblica, introdotto il bipolarismo e inaugurato una nuova fase politica.
Oggi hanno introdotto una nuova qualità della vita che sarà il modello di sviluppo delle nuove generazioni. Più frugale, più attento ai bisogni della terra e del pianeta, più altruista. Più rete. Più partecipativo. Più consapevole.
Perché di questo stiamo parlando: di altruismo, di generosità, di partecipazione. In un paese a rotoli, che non vedeva vie di uscita, in tre domeniche consecutive è avvenuto quello che per anni si aspettava: il cambio di passo. Da una generazione "mille euro" pronta a subire tutto, si è passati ad una generazione decisa a recuperare il proprio futuro. E lo ha fatto con generosità, senza risparmiarsi. Contro la mancanza di comunicazione, usando al meglio la rete e le piazze.
Proprio loro, i giovani, sono stati il motore del fenomeno e hanno dato il là.
I nonni hanno risposto sì. E hanno creato il vento: per tre domeniche hanno votato compatti, diligentemente. Senza nessuna titubanza. Decisi.
Per dire sì a un futuro che fosse tale. Per dire sì a un futuro con un’alta qualità della vita. Più generosa. Più altruista.
È vero il voto è stato politico. È stato un voto contro.
Ma per dire basta a un sistema che ormai bloccava il paese. Per dire basta a un paese che andava a rotoli trascinandosi dietro tutta la loro generazione.
La politica, quella che pensa di avere vinto, stia comunque attenta: non hanno vinto loro. Hanno vinto gli italiani. Per ora, hanno penalizzato quelli che sbarravano loro il passo, votando chi era dall’altra parte: Pisapia, De Magistris, Zedda. Non sarà così domani: chi ha votato saprà di nuovo scegliere chi garantirà loro un futuro, anche duro, anche in salita, ma trasparente e onesto.
La scelta di una nuova qualità di vita è l’obiettivo. Il voto un mezzo.
E la piattaforma politica è tutta ancora da scrivere. I referendum, in ogni caso, hanno chiarito che la qualità passa da una nuova energia, dalla difesa della terra e delle nostre risorse naturali, dall’integrità e dalla trasparenza politica.
Diego masi
Ps: Avviso per chi non ha votato. Se è stato un gesto politico, ha perso, amen; se è stata pigrizia o, peggio, senso di superiorità rispetto ad una politica che comunque non sarebbe mai cambiata, ha perso una grande occasione di dire “io c’ero”.
14:57 Scritto da green.power (Webmaster) in Comunicazione Green, News | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: referendum, rinnovabili, energia pulita, nuove generazioni, internet, rete, voto politico, berlusconi, diego masi, nucleare, acqua, legittimo impedimento | OKNOtizie |
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06/05/2011
Nucleare. Il referendum s’ha da fare
La storia del referendum sul nucleare è una tipica storia italiana di questo periodo di politica insensata.
I passaggi sono stati, come ricorderete, al limite del ridicolo.
La storia.
Avviene lo tsunami giapponese. Tutti dichiarano: il nucleare va avanti. Da Berlusconi a Romani, da Veronesi a Chicco Testa, presidente del sedicente forum per il nucleare.
Fukushima diviene una bomba a orologeria. E a ogni ora che passava le dichiarazioni diventavano attendiste. Poi impaurite. Alla fine contrarie.
Insomma si è passati dalla pausa di riflessione (Romani-Prestigiacomo-Veronesi-Testa) a "non faremo mai più una centrale nucleare in Italia".
Neanche Feydeau avrebbe mai potuto pensare a una pièce così esilarante.
Le persone normali che seguono la vicenda hanno comunque tirato un sospiro di sollievo e hanno detto: sono diventati saggi. C'è voluta una disgrazia come quella di Fukushima per aprire gli occhi. Comunque almeno hanno capito.
E invece no... la storia ridicola è continuata. Nessuna saggezza.
C'era il referendum in ballo. E i cittadini avevano dichiarato che comunque - non fidandosi del governo e della politica in genere - ci avrebbero pensato loro. I numeri della partecipazione nei sondaggi - uno dei pochi libretti letti dal governo - erano alti. Cosa strabiliante visto che dal '95 nessun referendum ha avuto il quorum!
Ma quel referendum se ne portava dietro altri due: tutti esplodenti. L'acqua che blocca gli interessi di società ricche e avide. E quello sul legittimo impedimento che interessa solo uno, il premier... ma è sufficiente.
E allora i nostri che fanno? Semplice.
Cambiano la legge, cercando di sterilizzare e impedire il referendum sul nucleare, il vero traino di tutti e tre.E lo fanno in pompa magna.
NON FAREMO PIU' IL NUCLEARE IN ITALIA. E NON C'E' PIU' BISOGNO DEL REFERENDUM.
Si abrogano i termini della legge sottoposta al referendum. Sospirone di sollievo di tutti. Allora era vero... non volevano il nucleare.

Ma nell'incontro con Sarkozy (portatore di interessi nucleari), l'anima candida del premier, preso da una bulimica voglia di piacere al francese, si lascia sfuggire che ha fatto uno scherzo. Lo stop era solo una finta. Per non fare il referendum. Se si leggeva bene a pagina due della revisione della legge c'era scritto che nel prossimo anno l'agenzia per la sicurezza nucleare (di cui è presidente Veronesi) avrebbe analizzato nuovamente la situazione.
Et voilà..... IL NUCLEARE è di nuovo vivo e vegeto.
Storia ridicola, vero? Ma non è ancora finita.
La legge di revisione non è ancora approvata. Lo sarà. E poi (a metà maggio) dovrà andare alla Cassazione che si dovrà pronunciare sulla validità della manovra del governo.
Intanto il tempo passa. Il referendum è indicato per il 12 giungo. La campagna non parte. Che fare?
Poiché sono certo che la Cassazione rigetterà l'istanza del governo (per la pagina due per intenderci!), dobbiamo attrezzarci per diffondere la validità del referendum.
E invitare la gente a votarlo.
Per chiudere un capitolo veramente mortificante per la politica italiana.
E per mettere la parola fine.
Al nucleare.
Diego Masi
10:00 Scritto da green.power (Webmaster) in News | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: nucleare, governo, berlusconi, referendum, acqua, legittimo impedimento | OKNOtizie |
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