Green revolution

Masi Libro.jpgGreen Revolution: un movimento politico e sociale che parte dal basso. Un problema che sta scalando le classifiche delle preoccupazioni degli italiani, un’esigenza di cambiamento e rinnovamento che contagia il mercato e la scelta dei prodotti. Nuove condizioni che porteranno a un nuovo mondo.

Avreste mai pensato che gli italiani mettono l’ambiente al terzo posto delle loro principali preoccupazioni? Dopo la disoccupazione e dopo la crisi economica.
Questo racconta la ricerca Gfk-Eurisko di novembre 2009.

Secondo gli italiani è il momento di ridurre i consumi inutili (46%); soddisfare i bisogni del presente senza compromettere le generazioni future (40%); introdurre nuove tecnologie che consumino meno energia (36%).
In azioni concrete: si devono spegnere le luci quando non servono (77% degli intervistati), accendere riscaldamento e condizionatori solo quando è veramente  necessario (74%), rispettare la raccolta differenziata (71%), usare lampadine a risparmio energetico (67&) e così via.

Ve lo aspettavate dagli italiani? Io direi di no.
Ma è così. La green revolution sta avanzando. E comincia dai piccoli atti. Dalle piccole cose. Dal basso. Dalla gente normale che comincia a preoccuparsi e pensare che bisogna fare qualcosa. Non so se la gente pensi proprio così in “grande”, ma si comporta come se fosse così.
Parte dalle cose che può fare: dalle piccole cose. Cambia  la lampadina con una più efficiente, compra l’auto ibrida, divide la spazzatura. Piccoli atti che faranno la differenza.
E cambia lo stile di vita, vita dei prodotti. I consumatori scelgono diversmente, condizionando le vendite. Fa morire vecchie glorie, o prodotti arroganti.

E la politica? Idem. Fanno più le piccole città degli stati.: dichiarano guerra al cemento; mettono insieme economia e ambiente, anzi fanno dell’ambiente la nuova economia. Lo ha fatto Chicago. Lo fa Cassinetta di Lugagnago (su l’espresso di questa settimana).
Come nella società anche nella  politica la rivoluzione parte dal basso. E questo “basso” creerà le condizioni del cambiamento e spingerà l’alto a fare di più.

Di questo parleremo nel blog. E di comunicazione. Perché queste cose vanno raccontate e discusse e commentate. Per documentare come la gente normale è l’unica che può ancora cambiare il mondo.

Diego Masi

Green revolutionultima modifica: 2010-01-25T18:19:36+01:00da green.power
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2 pensieri su “Green revolution

  1. L’ italiano e sempre stato attento all’ ambiente dove vive,le persone che non tengono presente sono quelle persone portate all’ avere che al vivere e all’ amare.
    Amare il proprio abitat dove tutte e dico tutte le persono vivono vuol dire rispettare non solo noi stessi ma l’intero mondo ambientale.
    Pultroppo l’ industria ci offre un tenore di vita non sostenibile con l’ ambiente e questo il problema, l’ industria dovrebbe pensare a sistemi controproduttivi a se stessa se pensasse in questo modo, si ridurebbe la spazzature, l’inquinamento lo smog e tuuti quei fattori legati al consumismo sfrenato.
    La società d’oggi ci vede come un popolo sempre in corsa “in corsa verso cosa” ad un mondo industriale che ci da l’ auto sensa pensare allo smog, ci da l’ abitazione sensa pensare all’ impatto ambientale, ci da il lavoro sensa pensare alla formazione,questo tipo di meccanismo è un meccanismo sbilanciato non rientra nella catena alimentare.
    Per fare un esempio la tecnologia di oggi ci permeterebbe di vivere meglio ed inquinare molto meno perchè non lo si fà solamente per interessi economici e questo il male di oggi.
    L’ italiano a sempre avuto buone intenzioni ma se poi il mercato stesso non le rendedisponibile nell’ intero mercato la gente acquista il prodotto che è più facilmente reperibile e mercificato.
    Es:
    lampadine a basso consumo
    è vero che queste lampadine consumano meno ma quanto inquinano di più o di meno di quelle ad incadescenza composta da vetro acciaio e tugsteno quelle a basso consumo come sono strutturate tubo florescente contenente che tipo di gas plastica e reatore l’ industria a pensato di costruire questa lampadina non pensando all’ ambiente perchè quando la getti via getti la lampadina intera per aver esaurito il gas contenente nel tubo della lampadina e anche tutto il resto reattore e supporto che sono ancora buoni non sono mondizie in più non si poteva pensare ad un asostituzione della parte florescente tenedo buona la parte ancora attiva cioè supporto e reattore?
    questo è uno dei più piccoli esempi come lei ben sa l’ industria vive sul consumo se non c’è consumo l’industria muore “lavoro che da altro lavoro” questa e la filosofia di oggi.
    I problemi sono molteplici e non si risolvono dal mercato ma si risolvono dalla cultura delle persone che nascono e crescono questo secondo me è fondamentale si devono dare alle persone formazione e cultura sufficente a rispettare tutto l’ ecosistema che ci cirrconda in prima persona la persona.

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