Il WWF pubblica lo ‘State of the World’

planet-erde.jpgGrazie ai professionisti del Worldwatch Institute, è stata pubblicata la ricerca annuale dedicata all’analisi del nostro Pianeta.
I risultati dimostrano che il modello consumistico è divenuto ormai insostenbile e che, per evitare il collasso dell’umanità, è necessaria una profonda trasformazione dei modelli culturali.

Il rapporto annuale del Worldwatch Institute “State of the World 2010” (edizioni Ambiente) quest’anno è particolarmente attuale. Analizza infatti cosa sta accadendo nelle nostre società per avviare le trasformazioni indispensabili perché si passi dall’attuale dimensione del consumismo, che sta provocando una drammatica situazione ambientale e sociale, a quella della sostenibilità.

Come ricordano gli studiosi del Worldwatch Institute gli esseri umani si sono strutturati in sistemi culturali che li hanno plasmati e vincolati. Le norme, i simboli, i valori e le tradizioni culturali con cui un individuo cresce diventano ‘naturali’. Perciò, chiedere a chi vive in culture consumiste di limitare i consumi è come chiedere loro di smettere di respirare: possono farlo per un po’, ma poi, ansimando, inspireranno nuovamente. Come ricorda il presidente del Worldwatch Institute, Christopher Flavin, viaggiare in auto o in aereo, vivere in grandi case, usare l’aria condizionata… non sono scelte in declino, ma sono parti integranti della vita, almeno secondo le norme culturali presenti in un numero crescente di culture del consumo a livello globale. Pur sembrando naturali a chi appartiene a quelle realtà culturali, questi modelli non sono, come ci dimostra la straordinaria quantità di dati accumulati da decenni dalla conoscenza scientifica, né sostenibili né possono definirsi manifestazioni innate della natura umana. Si sono infatti sviluppati nel corso di molti secoli e oggi si promuovono e diffondono a milioni di persone nei paesi in via di sviluppo.

Per evitare il collasso della civiltà umana è quindi indispensabile una profonda trasformazione dei modelli culturali dominanti. Tale trasformazione deve superare il consumismo – l’orientamento culturale che porta l’individuo a trovare significato, appagamento e accettazione attraverso ciò che consuma – sostituendolo con un nuovo contesto culturale incentrato sulla sostenibilità. Certamente, trasformare le culture non è impresa facile. Con ogni probabilità ciò costituisce oggi la sfida più significativa ed importante per l’intera umanità.

Consideriamo alcuni dati, riportati dal rapporto, per comprendere meglio come sia oggi impossibile fornire uno stile di vita occidentale ai 6,8 miliardi di esseri umani che abitano il nostro bellissimo pianeta. Nel 2006, a livello globale, si sono spesi 30.500 miliardi di dollari in beni e servizi. Tale spesa comprendeva bisogni primari come cibo e alloggi, ma all’aumentare dei redditi disponibili corrispondeva un incremento delle spese in beni di consumo: da cibi più raffinati e abitazioni più grandi a televisori, automobili, computer e viaggi in aereo. Nel solo 2008, globalmente, le statistiche ci dicono che sono stati acquistati 68 milioni di veicoli, 85 milioni di frigoriferi, 297 milioni di computer e 1,2 miliardi di telefoni cellulari.

Negli ultimi cinque anni, i consumi sono aumentati vertiginosamente, salendo del 28% dai 23,9 mila miliardi di dollari spesi nel 1996 e di sei volte dai 4,9 mila miliardi di dollari spesi nel 1960 (dollari del 2008). Alcuni di questi incrementi sono dovuti all’aumento demografico, ma tra il 1960 e il 2006 la popolazione globale è cresciuta solo di un fattore di 2,2 mentre la spesa pro capite in beni di consumo è quasi triplicata. Complessivamente, ora si estraggono 60 miliardi di tonnellate di risorse l’anno: circa il 50% in più rispetto a solo 30 anni fa.

Oggi, quotidianamente, un europeo medio usa 43 chilogrammi di risorse e un americano 88. A livello globale, ogni giorno l’umanità preleva dalla Terra risorse con le quali si potrebbero costruire 112 Empire State Building. Di fatto, se tutti vivessero come gli statunitensi, si ritiene che la Terra potrebbe sostenere solo 1,4 miliardi di individui. A livelli di consumo leggermente inferiori, benché ancora elevati, il pianeta potrebbe supportarne 2,1 miliardi. Ma anche con redditi più bassi – l’equivalente di ciò che guadagnano mediamente in Giordania e Thailandia – la Terra può sostenere meno persone dell’attuale popolazione. Queste cifre mostrano una realtà che pochi desiderano affrontare: con gli attuali 6,8 miliardi di individui del pianeta, i moderni modelli di consumo, anche a livelli relativamente bassi, non sono sostenibili.

L’adozione di tecnologie sostenibili dovrebbe permettere ai consumi di base di posizionarsi in una dimensione ecologicamente possibile. Per i sistemi naturali del pianeta Terra, però, lo stile di vita americano o anche europeo è semplicemente improponibile. Dalle analisi riportate dal Worldwatch si è riscontrato che, nei prossimi 25 anni, per produrre energia sufficiente a soppiantare gran parte di quanto fornito dai combustibili fossili, si dovrebbero costruire 200 metri quadrati di pannelli solari fotovoltaici e 100 metri quadrati di solare termico al secondo, più 24 turbine eoliche da 3 megawatt all’ora nonstop, per i prossimi 25 anni. Tutto ciò richiederebbe spropositate quantità di energia e materiali – ironicamente aumentando le emissioni di carbonio proprio quando maggiormente bisognerebbe ridurle – e aggraverebbe enormemente l’impatto ecologico globale dell’umanità nel breve termine.

L’analisi ci ciò che sta accadendo nei vari fronti dell’attività umana per spostare i nostri modelli di sviluppo socio-economico diventa quindi uno stimolo fondamentale per proseguire su questa strada, ampliando la portata delle iniziative e la capacità innovativa delle stesse. Lo ‘State of  the World 2010’ è uno straordinario stimolo a riflettere e ad agire.

Il WWF pubblica lo ‘State of the World’ultima modifica: 2010-03-31T17:25:43+02:00da green.power
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