La battaglia dell’acqua, vince Coop?

img00000085983.jpgUn aiuto all’ambiente e nuovi stili di vita. Questa è la doppia battaglia lanciata dalla Coop Italia.

“Hai mai pensato a quanta strada  deve fare l’acqua prima di arrivare nel tuo bicchiere. Per salvaguardare l’ambiente si può bere l’acqua del rubinetto oppure un’acqua proveniente da fonti vicino al tuo territorio”.

Questo lo slogan della Coop, cui ha prontamente risposto la Federazione delle acque imbottigliate con una campagna di contrattacco dal titolo “Acqua Minerale. Molto più che potabile”.
Qual è il motivo del contendere e perché una catena che vende così tanta acqua imbottigliata si è buttata nella battaglia?

Facciamo un passo indietro.
L’Italia come al solito è da cartellino rosso sull’acqua in bottiglia. Ne beve troppa. Troppo costosa. Troppa CO2 per il trasporto. Le acque cosiddette nazionali faranno il 70% del consumo, che significa che dalle Alpi vanno in camion fino alle Piramidi, come diceva il poeta.

Dall’altra parte non c’è mai stata una crisi nazionale rispetto all’acqua del rubinetto. Nessun morto. Nessun avvelenamento. È potabile. Qualche volta buona. Comunque la garantiscono lo Stato e le Regioni e  le Provincie e i Comuni. Scusate se è poco!

Ma è una tendenza scivolata lì. Senza battaglia. In silenzio. Pian piano. L’acqua italiana è stata sostituita dalla bottiglia di vetro prima e poi, più smart, dalla bottiglietta di plastica. Una tendenza. Un uso improprio. Lo fanno tutti.

È un consumo interclassista. Basta vedere al supermercato nelle file le quantità nei carrelli.

Da mutuo da un lato e da strappo muscolare dall’altro. Perché le cose abbiano preso questa piega in Italia è un mistero. Ma il nostro è diventato uno dei più grandi mercati europei. Anzi, il terzo del mondo.

Infatti la Federazione ha risposto con la campagna “Molto più che potabile”. Come a dire… guardate che l’acqua del rubinetto non ha la nostra qualità, noi siamo più sicuri. Una campagna timida sui quotidiani. Più di risposta dovuta che non di certezza del diritto di parola.

Eppure la battaglia dell’acqua – lasciatemela chiamare cosi – è iniziata.

L’uso smodato di acqua in bottiglia si sta rivelando un grave danno per l’ambiente in generale e per le emissioni di CO2, per i rifiuti, per il riciclo in particolare. Per non parlare di quello che arreca ai portafogli dei consumatori.

Acqua di casa mia
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La federazione delle acque minerali dovrà prima o poi cominciare a ragionare su questi punti piuttosto che insistere nella difesa un po’ timida della qualità.

Non si può dire che l’acqua minerale è più buona e sicura, sottintendendo che tutti i comuni non fanno il loro dovere per controllare quella del rubinetto. È un po’ troppo. Ma questo è lo scenario di domani.

Ora un passo avanti.
Perché la Coop? Vende le bottiglie anche lei. Ne fa una sua. Cos’ è? Pazza?

Non credo. Vede o intravede il grande mercato del green. Che si avvicina a passi da gigante. Fatto di consumi più consapevoli, di atti di attenzione al pianeta, di sostenibilità. Di consumatori più attenti e più frugali. Basta vedere i commenti all’articolo che ho scritto su questo tema sul blog per capirlo. La Coop ha saputo guardare lontano.

Meglio perdere un po’ di vendite ora, ma dire alla tantissima gente che comincia a muoversi su questo terreno… SONO CON VOI. Anzi vi precedo nella battaglia dell’acqua. A mio avviso un bel colpo d’immagine e un bell’aiuto alla sostenibilità e al mondo green. E un avviso alla Federazione delle acque per lo scenario di domani: ATTREZZATEVI MEGLIO!

Diego Masi

 

La battaglia dell’acqua, vince Coop?ultima modifica: 2010-11-10T17:33:00+01:00da green.power
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