In Europa e nel mondo la politica si tinge di verde. In Italia no.

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In Francia sabato Europe Ecologie  si è fusa con i Verts. Si aspettano di raggiungere consensi superiori al 20%. Del resto, da separati, alle regionali hanno preso il 13%. E alle europee il 16%. E in più hanno una leader, Cecile Duflot, tosta e sexy.

In Brasile Marina Silva, green pura che ha basato la compagna elettorale sulla difesa dell’Amazzonia, ha rischiato di arrivare al ballottaggio con Dilma Rousseff, la candidata sostenuta dal presidente uscente Lula. In Germania, dopo la stasi dovuta alla sconfitta con la Merkel e dopo aver governato per anni, i green  stanno tornando in auge. Renate Kunast, nuova leader green, sarà con ogni probabilità il prossimo sindaco di Berlino e il partito nazionale è nei sondaggi al 22%.

Tutti questi partiti mettono al centro del loro programma il concetto di sostenibilità. Una filosofia che non è di destra né di sinistra. Per lo sviluppo. Ma sostenibile. Con energie rinnovabili. Con città green. Con meno traffico. Con più qualità della vita.

Programmi condivisibili anche dalla pancia grande del moderatismo mondiale.

E in Italia?

Abbiamo i verdi. Anzi, quel che resta dei verdi.

Travolti e spariti dopo la caduta dell’ultimo governo Prodi, non si sono più rialzati.

Il simpatico Bonelli cerca disperatamente di dar loro una missione, ma rischia di divenire un desaparecidos.

E allora? Ora c’è spazio. Spazio politico, intendo.

Serio, credibile, sostenibile.

Nel caos attuale della politica italiana, nella crisi del berlusconismo e del pdl, nella creazione del polo di centro, insomma nella ricerca di un nuovo ordine, si apre un grande spazio per la sostenibilità.

Perché?

L’Italia politica è fatta di schieramenti, di leader,  non di programmi. Non di progetti.

Ma di messaggi vaghi.  Tutti televisivi.

Fini si sposta al centro. Berlusconi resiste. La Lega si “indurisce”. Il Pd cerca di essere nel gioco. Casini e Rutelli sempre  al centro. La grande domanda è: Montezemolo dove va?

I temi programmatici sono  pochi o nulli. Fini che appare il nuovo recita vaghi programmi di legalità, uguaglianza,  libertà economica. Lo dice convinto. Sembra anche innovativo. Ma è innovativo perché ha avuto coraggio di rompere con Berlusconi. Quindi schieramento, non programma.

Gli altri poco o nulla.

L’Italia, a distanza di 21 anni da crollo del Muro di Berlino, si divide ancora tra comunisti e anti-comunisti.

Mentre ci si dimentica che il nostro paese è il penultimo al mondo nella crescita e che siamo alla frutta.

E allora?

Allora c’è spazio.

Spazio per formazioni che si dirigono verso programmi di sostenibilità. Che spiegano che il nostro paese, ai confini dell’Europa e senza ruolo nel mondo che verrà, nell’economia di domani dovrà inventarsi un modello di sviluppo innovativo: il paese del lusso, della cultura, del turismo premium, del buon cibo, del buon vino, dello slow food, della  gente simpatica … ma soprattutto della sostenibilità.

Un paese green a 360 gradi.

E allora, chi raccoglie la sfida? Chi la rende politica? Senza schieramenti. Non di destra, non di sinistra, per tutto il paese.

Servirebbe un leader.

C’è?

Diego Masi

 

In Europa e nel mondo la politica si tinge di verde. In Italia no.ultima modifica: 2010-11-19T14:23:00+01:00da green.power
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