A’ Monnezza: al sud l’unica cosa da riciclare è la politica!

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A Nairobi, nello slum di Korogocho, è in piena attività la più grande discarica a cielo aperto dell’Africa. Chilometri quadrati su chilometri quadrati.

Ma passandoci vicino, anche a pochi passi, si sente sì un odore sgradevole, ma non si ha la sensazione del disastro. Anzi, all’opposto, trasmette un senso di operosità. L’organico, o come diciamo noi l’umido, è mangiato da maiali, capre e altri animali. Tutto ciò che ha un valore viene recuperato e riciclato da migliaia di persone che vagano sulla sommità della discarica. La carta è recuperata. Quello che rimane è la plastica. Ripulita di tutto.

Lo stesso “trattamento” dei rifiuti l’ho visto a Mumbai e a  Calcutta.  È un sistema economico tipico  dei paesi poveri.

Spesso si tratta di una risorsa.

L’obiettivo di un progetto di charity di Mumbai, ad esempio, era formare operatori di nettezza urbana per ottenere dal Comune la tesserina ufficiale di recuperatori.

Insomma, la spazzatura è fattore di vantaggio economico.
E averci a che fare è un lavoro ambito. Ma da secondo mondo.
Nel primo mondo, al Nord Italia come nella maggior parte del nord del mondo, la raccolta differenziata sta diventando un dovere civico.

Raccogliere, riciclare, riusare sono le parole d’ordine. E la gente lo sta facendo senza grossi problemi, conscia di fare la cosa giusta. Le ricerche lo documentano come una della best practices degli italiani del nord.

Ci guadagnano tutti. Le persone. Le aziende che riciclano. I Comuni. Se scendiamo verso Sud, le percentuali di raccolta differenziata diminuiscono. Roma è peggio di Milano.

Questione di mentalità? Questione di organizzazione? Questione di mancanza di comunicazione da parte delle istituzioni? Fattori culturali?

Scendiamo ancora. Campania. Calabria. Sicilia.

Un disastro. Perché? Sono tutti sporcaccioni e basta? Ha ragione la Lega?

La risposta  è una sola a mio avviso. E va cercata nello sporco connubio di  guadagno tra amministrazioni  pubbliche  e malavita. Qui la monnezza è un business economico, che si trova  però nello snodo tra chi la ricicla e chi ordina il riciclo. Non credo che sia questione né di cultura né di incapacità dei cittadini. Non è difficile mettere la carta nel blu,la plastica nel verde, l’umido nel marrone, il resto nel bianco.

Ci riesco io. Non vedo perché non ci riesca la gente di Terzigno, che mi sembra agguerrita e acculturata e che di monnezza ne sa più di un professore universitario.

E allora? Allora la storia è  sempre la stessa. E vale per i rifiuti come per le infrastrutture, per le costruzioni, per la (mala)sanità, per il sistema scolastico.

Con un dato da tenere presente: la monnezza fa fare più soldi. E quindi c’è più attenzione da parte della malavita organizzata, che in questo business è veramente organizzata. Che fa lo Stato?

Ogni tanto se ne occupa. Tratta, credo, con le varie camorre. Per qualche mese si tira avanti. E le amministrazioni locali sono felici. Ma fino a quando durerà questo degrado? Fin quando la popolazione non si ribellerà veramente. Sperando che parta dalla monnezza. Per riciclare la politica!

Diego Masi

 

A’ Monnezza: al sud l’unica cosa da riciclare è la politica!ultima modifica: 2010-11-23T10:00:00+01:00da green.power
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