Nucleare e acqua: 3 referendum per ridare un ruolo all’istituzione.

2010_06_21_13_53_11.jpgSe non andiamo alle elezioni per ragioni diverse, a giugno andremo ai referendum.
Sul nucleare, per sapere se lo vogliamo o no e  sull’acqua non più privatizzabile.

La consulta nella sua riunione del 12 gennaio così ha deciso. Questa è la notizia.

Ma qual è il commento? Prima di tutto un ragionamento sui referendum.
In Italia i grandi cambiamenti sono stati fatti dai referendum.

Negli anni ’70 e ’80 con il divorzio e l’aborto. Nel paese del Papa era difficile che la politica affrontasse in sede legislativa questi grandi temi civili. I referendum hanno tolto il peso e il problema. Con buona pace di tutti.

Negli anni ’90 con i referendum di Segni abbiamo cambiato le regole della politica. Dico abbiamo perché sono stato uno dei promotori e attori di quel momento. Se oggi abbiamo il bipolarismo, se abbiamo i sindaci e i governatori eletti dal popolo, è merito di quei referendum. Del ’91 e del ’93. La politica non ce l’avrebbe fatta sotto Tangentopoli e il ricatto dei partiti.

Molti referendum, dopo quelli, sono andati perduti perché non è andato a bersaglio il quorum.

Tranne quello sulle Tv del ’95 (Berlusconi aveva fatto una enorme campagna… televisiva per il NO), tutti gli altri sono stati travolti dal non voto.

Si è aperto anche un dibattito sulle regole del referendum. È giusto con sole 500.000 firme? È giusto il quorum del 50%? È giusta la data, sempre l’ultima possibile, intorno al 15 di giugno quando tutti sono in vacanza? Intanto per la mia grande esperienza di referendum vi anticipo – e sono pronto a scommetterci- già la data di questi tre referendum… domenica 12 giugno.

Insomma tanti “è giusto?”, ma come al solito tutto è rimasto come prima!

Quindi la prima domanda è: se si faranno, ci sarà il quorum per questi tre quesiti?
La risposta è difficile nel contesto specifico. Se fosse per i tre quesiti e se il governo mettesse il bavaglio alla comunicazione e al dibattito, compresa la inutile campagna del Forum, la riposta è: ci vanno in pochi e non passano.

Ma se il referendum incrocia l’insoddisfazione verso la politica e viene usato per dire no strumentalmente, allora potrebbe esserci un fenomeno di forte partecipazione  e passerebbero.
Ma questo lo sapremo a giugno.

Seconda riflessione: il contenuto dei referendum.

12507760_referendum-acqua-nucleare-ok-della-corte-0.jpgQuelli sull’acqua hanno avuto una strabiliante raccolta di firme. In silenzio, da un comitato che di politico aveva poco. Il tema è sentito. L’acqua, l’oro blu deve rimanere nelle mani dei cittadini. Cioè in mano pubblica. Mille sono le attività che possono essere privatizzate e non lo sono. Questa mi sembra che non dovrebbe esserlo. Quindi  è  una determinazione molto condivisibile forse più sentita di quello che si pensi.

Anche se il referendum rimette in dubbio tutte le privatizzazioni del pubblico. E questo non è un bene…

Il dibattito sul nucleare è invece già vecchio e trito. Le centrali andavano fatte 20 anni fa quando gli italiani hanno detto no via referendum. Oggi con l’avvio delle rinnovabili è più conveniente lavorare su queste che investire a medio termine (la prima centrale sarebbe forse pronta nel 2025).

Siamo il paese del sole, del vento e delle acque. Stiamo perdendo l’industria. Andiamo verso un modello tutto turistico e green: moda, cibo, lusso, design, cultura.  Perché dobbiamo inoltrarci  su una strada che non ha nulla a che fare con quel modello. Perché dobbiamo costruire l’energia del passato quando potremmo sposare quella del futuro?  È un tema di grande dibattito. Temo che la parte politica non sia in questo momento attrezzata per farlo. Persegue la vecchia linea del  ministro Scajola senza ulteriori approfondimenti, spinta più dalle lobby (Forum docet!) che dal pensiero.

E quindi prepariamoci ai referendum nella speranza che se ne possa parlare non solo negli ultimi dieci giorni.

Diego Masi

 

Nucleare e acqua: 3 referendum per ridare un ruolo all’istituzione.ultima modifica: 2011-01-28T10:00:00+01:00da green.power
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