Basta poco. La filosofia dello Slow Living

galdo_basta.jpgBasta poco. Questo il titolo di un libro appena uscito e scritto dal giornalista Antonio Galdo.
Un libretto veloce, ben scritto sulla necessità della frugalità. Un tema sempre più di attualità.

In effetti Galdo passa in rassegna le ragioni per cui la frugalità sta tornando di moda: l’homo faber, riprendersi tempi e spazi, internet, cibo e acqua per tutti, libertà dalle ossessioni.

Un pensiero unico: la frugalità è meglio del consumismo.
Una tesi affascinante.

Ma nella patria del bunga bunga esiste realmente? La tendenza è in atto? O è piuttosto una moda radical chic?
Vediamo.

Tre sono i presupposti categoriali dello slow living: la sovrapopolazione e le sue conseguenze, i cambiamenti climatici e le evidenze ambientali, la longevità.

La sovrapopolazione ci dice in modo molto diretto che nel 2050 saremo 2,5 miliardi in più. Pari a quelli che eravamo, tutti, nel 1950. Cioè in 100 anni siamo quadruplicati. Ci vogliono quindi almeno due o tre terre.
Le abbiamo? No.

Quindi, consapevoli o inconsapevoli, i cittadini occidentali che di figli ne fanno pochi stanno pensando che è bene ridurre i consumi o almeno migliorarli. Ridurre gli sprechi, riciclare tutto il possibile, riusare.
Non è una tendenza. È di più. È una necessità.

A cui si aggiunge una nuova tendenza. L’attesa di una vita più lunga.

Si è reso a tutti evidente che gli sviluppi medici e farmaceutici stanno frenando le malattie. Siamo riusciti quasi a debellare  l’Aids, l’ultima peste moderna. Forse ce la faremo anche con molti tumori. Comunque è palese come, nei paesi occidentali, quelli che non fanno figli, che si vivrà di più.  E si diventerà sempre più vecchi. Le statistiche lo dicono. Ma ci dicono anche una altra cosa. Non è con le medicine che ce la faremo.

Occorrono stili di vita sana.

Questa tendenza si integra perfettamente con quella della riduzione degli sprechi. E la rende anche più nobile. Mangio meno. Bevo meglio. Non disperdo prodotti utili. Ma anche… cammino di più, sto attento a cosa mangio. Cerco di essere più magro. Cerco di evitare una vita non sostenibile. Riduco quindi anche le medicine che da un lato mi allungano la vita, ma dall’altro me la rovinano.

Capisco che se voglio l’immortalità temporanea… qualche sacrificio debbo farlo.

Il terzo anello è rappresentato dalla ormai consapevolezza che il cambiamento climatico sta fregandoci tutti. E quindi dobbiamo ridurre anche noi il nostro CO2.

Tutte le ricerche dicono che la gente sta operando per piccoli passi, non ha la visione complessiva della fenomenologia. Ma sa che se non si darà una regolata, sarà fottuta. E quindi comincia con gli elettrodomestici le auto, i trasporti, il cibo.

Insomma, abbassa l’impronta ambientale.
E poiché è gli occidentali sono responsabili per il 60% del disastro ambientale, la ruota gira in positivo.

Tre categorie che si interconnettono e si forzano l’una con l’altra.
E ne fanno una tendenza. Ne fanno uno stile di vita. Ancora più Nord che Sud. Più chic che popolare. Ma è una tendenza in atto. Da passaparola e su tanti temi e aspetti. Il clima, le auto, il mangiare, lo sport, le medicine.

Tante porte di ingresso per entrare nel mondo della slow living. E per fare entrare sempre più gente. BASTA POCO.

Diego Masi

Basta poco. La filosofia dello Slow Livingultima modifica: 2011-02-18T10:00:00+01:00da green.power
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