Lanciato l’Expo a Milano: una falsa partenza

e4.jpgDue settimane fa, Milano ha organizzato il kick off dell’Expo. Avuti tutti gli ok dal Bie, messi a punto – sembra non ancora bene – i diritti sui terreni, il mondo politico e operativo che gira intorno all’Expo ha dato mostra di sé. Con una presentazione, devo ammetterlo, non all’altezza.

È vero che siamo agli inizi. È vero che chi è venuto erano addetti ai lavori o, peggio, gente che spera di diventarlo, ma è anche vero che la presentazione era dimessa e disorientata. Hanno parlato Moratti, Formigoni, Podestà, la trimurti della politica locale. Ermolli a nome della camera di commercio e forse di Berlusconi. Chi lo sa? E poi Veronesi, l’ad Sala e Albanese. Sì, proprio lui, Cetto la Qualunque. Non si a perché, ma fortunatamente c’era e ha parlato.

E poi hanno suonato quelli della Premiata Forneria Marconi… un revival anni ’60. Il fatto che suonassero alle 10 di mattina dà l’idea della mancanza di visione comune sul tema. Come se qualcuno avesse detto: “qui ci vuole un po’ di musica. Tu chi hai? Ma ci sono questi che fanno Milano”. Boh?

Il succo dell’incontro? Poco o nulla. Solo un segnale e3.jpgdi presenza: ci siamo e partiamo. Come, dove, perché, con quale taglio, con quale comunicazione e cosa significherà l’Expo per il paese non è dato saperlo.

Sarà un volano economico? Sarà almeno un volano turistico? Chi verrà? Verranno? Non si sa nulla. O meglio, sono state illustrate una serie di idee non chiare e poco alternative tra loro, spesso poi si sono rivelate scontate e poco lungimiranti.

Il trio politico Moratti, Podestà, Formigoni – se c’è uno, ci sono anche gli altri due – facevano discorsi troppo scontati. La Moratti sembrava quella che, a livello emotivo, ci crede di più. Del resto è merito suo se abbiamo l’Expo a Milano. Chapeau. Il ceo Sala, invece, ha detto qualcosa di interessante: ha spiegato nei dettagli la divisione e suddivisione del progetto. Ora sappiamo che lo spazio sarà suddiviso attraverso il sistema stradale romano con il decumano e il cardo. Inoltre, ha spiegato con un’efficace presentazione anche l’organizzazione di base dell’intero evento.

Ma il miglire di tutti è stato Antonio Albanese. Ha riso dell’Expo e ci ha fatto sorridere. Ma, soprattutto, ne ha colto lo spirito. Ha capito che è Antonio-Albanese-Cetto-Laqualunque-470x287.jpguna sfida per l’Italia: l’ultima. E lo ha detto con serietà come solo i comici sanno fare. Ha compreso che l’Expo è la vetrina d’Italia, di questa Italia che sta andando a rotoli e a puttane, ha solo quell’appuntamento per rifarsi il positioning come dicono i pubblicitari. L’expo è il nostro biglietto da visita e di ingresso in una nuova Italia.

Gli altri relatori, non sono stati così incisivi: sono sembrati atoni e afoni rispetto a un vento che potrebbe cambiare il nostro paese. Eppure, lo hanno voluto questo evento, ma sembra che ne abbiamo dimenticato la chiave intima e profonda.

L’incapacità di fare del kick off un grande evento di presentazione è, dal mio punto di vista, sintomatica. Avrebbero potuto proiettare un filmato avveniristico di ciò che sarà, magari in 3D e con effetti speciali. Insomma, avrebbero potuto dare un senso, una visione che potesse “épater le bourgeois” (=”sbalordire i borghesi”). Oppure, potevano presentare una riflessione politico economica sul significato profondo dell’Expo. Potevano appropriarsene politicamente, o economicamente. Avrebbero potuto, ma non l’hanno fatto. Un’occasione sprecata. Per fortuna però il treno dell’Expo è partito e potrebbe cambiare sul serio questo paese. Nonostante loro. Ma di questo ne parleremo a lungo…

Diego Masi

Lanciato l’Expo a Milano: una falsa partenzaultima modifica: 2011-02-25T10:00:00+01:00da green.power
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