La decrescita felice. Perché no?

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Sto leggendo il libro di Latouche sulla felicità della non crescita. È affascinante.
Ci dice sostanzialmente, e lo argomenta benissimo, che lo sviluppo non è la regola. Anzi ci mangiamo il pianeta. Per nulla.
Sul piano concettuale, filosofico e ambientale le ragioni sono tutte sue.

Ma quando vivi tutti i giorni in un mondo dove le regole, forse mal scritte, sono altre (quelle della crescita spesso per la sola crescita), dove se non produci, ti devi  inventare il subprime, è molto difficile fare una sintesi privata e pratica.
Rischi di dire. Bello. Ha ragione Latouche.

decrescita-felice+(1).jpgMa il tuo concorrente non lo ha letto e sei fregato.
Personalmente, ho passato una vita a fare fatturato per le mie imprese. Bello. Di successo, ma angosciante. Se non fai sempre di più, se non cresci e non hai profitti rischi pessime conseguenze.

E allora, per l’ansia di crescere, non tieni la gente più capace, non punti su nuove idee che costano care, come si dice: non “sviluppi”. Una frase magica che dice tutto e niente.
Angoscia, allora. Occorre fatturare.

Questo è il problema pratico. Per stare al passo devi fatturare.
Se guardo la desolata Italia dove non si fattura più perché il paese va a rotoli e “a puttane”, mi si stringe il cuore e rimpiango gli anni ’60 e ’70 quando tutto correva ed era vibrante, di successo, in sviluppo.

Allora penso come potrà fare l’Italia per riprendere a fatturare. Penso ai distretti virtuosi, al nostro food, alla moda, allo shopping. E penso alle esportazioni mirate.
Insomma, penso allo “sviluppo”, la parola magica.

Ma c’è una mediazione, una via di mezzo, una via che ci permetta di sviluppare il nostro futuro senza l’angoscia del fatturato e della crescita del Pil?

Capisco che in così poco spazio non riesco a coprire il tema, ma ci provo con una suggestione.
Dobbiamo pensare e ragionare senza l’ansia del possesso.

Lo sviluppo ti porta all’accumulazione di beni che non godi. Ne sono piene le case di ricchi signori che hanno immolato la loro vita allo sviluppo.
Occorre cominciare a regolare la dimensione delle cose che si possiedono.

Cito due esempi che c’entrano poco, ma sono emblematici.

Bill Gates. Un simbolo proprio dello sviluppo. La Microsoft è la seconda azienda americana e ancora oggi metà mondo, lo riconosce e lo saluta accendendo ogni giorno Windows. Ha accumulato. Sta restituendo con la sua fondazione. Riequilibra lo sviluppo.

Warren Buffet. Il mago di Omaha. Secondo uomo più ricco al mondo, vive in una casetta di 200 mq, la stessa dagli anni ’70. Ha preso 50 miliardi dei suoi dollari e li ha dati alla fondazione Gates. Con la motivazione: è più bravo di me nella loro gestione.

Due esempi, ancora non calzanti… ma che rappresentano un inizio per riflettere.

Diego Masi

 

La decrescita felice. Perché no?ultima modifica: 2011-03-17T10:00:00+01:00da green.power
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