La forza rivoluzionaria del social media

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Cosa tiene insieme la tragedia del Giappone e la rivoluzione dei paesi africani ed arabi?

Il social media.
La foto dell’onda nera che travolge drammaticamente tutta la città di Fukushima e i twitts che danno la sveglia a una nuova generazione africana e araba sono figli della nuova comunicazione.
La prima visiva, la seconda scritta.

social-media-marketing.pngSono rimasto impressionato, pur lavorando in comunicazione da decenni, dalla forza di questa comunicazione, figlia a sua volta della rivoluzione digitale.
Mi ha colpito come le immagini – che un tempo si dovevano aspettare per ore – adesso possano arrivare in diretta nel momento stesso in cui avviene il fatto.

Proprio grazie alla rapidità delle immagini si potevano vedere quei migliaia di generosi giapponesi che morivano spazzati via dalla violenza di quell’onda, nera appunto come la morte. Una morte in diretta ripresa dal telefonino di un atterrito giapponese che era in una casa che stava anch’essa per crollare.

Solo pochi anni fa con lo tsunami della Thailandia questo non era stato possibile. Lo avevamo saputo, ma con lentezza, con la consueta lentezza della comunicazione delle zone accidentate.
Ero attento perché avevamo dei parenti in quelle zone. Ho seguito in tv tutto il travaglio. Ma nulla di ciò che è successo in quell’occasione era paragonabile al Giappone. All’immediatezza della comunicazione. Alla drammaticità vissuta in prima fila. Subito. Come fosse un fast food.
L’effetto  politico della comunicazione digitale nelle rivoluzioni arabe è ancora più incredibile.

Se pensate che tutta la comunicazione avviene via twitter o facebook e che questo avviene ormai sempre più spesso in località amene, come nel deserto, capirete come la forza di un popolo giovane che può comunicare facilmente prima fra i singoli e poi al mondo intero.

Ne social-media-marketing.jpgavevamo avuto  qualche assaggio già in occasioni precedenti come alcune sommosse in Iran, ma nulla di nuovo al paragone di questi ultimi due, tre mesi.

Tunisia. Ero là ai primi dell’anno e ho visto alcuni giovani dimostrare. Sembravano le dimostrazioni dei nostri studenti.  Semplici. Belle. Spensierate. Ma si parlavano via fb o via twitter e la folla si è ingrossata e ha sbaragliato una dittatura vecchia di 25 anni. In pochi giorni.
Lo stesso al Cairo. E non è un caso che il direttore di Google sia stato arrestato.

Lo stesso sta accadendo in Libia dove la comunicazione – come dicevo – avviene dal deserto nel deserto.
Lo stesso in Yemen, in Siria, nel Bahrein.
Lo stesso perché si parlano. Perché  comunicano. Perché i giovani sono connessi. Si passano informazioni, parole d’ordine. E così, fanno la rivoluzione. E la vincono.

Queste rivoluzioni sono le rivoluzioni della nuova rivoluzione digitale. Pensata in Usa e applicata in Yemen. Ironia della sorte. Mubarak non se n’era accorto. E tanti  altri con lui.

Diego Masi

 

La forza rivoluzionaria del social mediaultima modifica: 2011-04-01T09:05:00+02:00da green.power
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