Ape-ritivo

Tomino alla griglia in salsa di miele. Noci imbalsamate nel nettare d’ape. Croccantini di miele al miele. Smancerie melense diffuse.

Non sono in un alveare ma ad uno stucchevole aperitivo nel superattico newyorkese del mio amico ecologista Mike, in mezzo a designers, creativi pubblicitari e modelle dal pungiglione affilato.

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Mentre ronzo alla ricerca di una patatina, sto pensando a due cose. La prima é: chissà come ci si fa a buttare giù da un grattacielo a vetri senza finestre- non c’entra niente ma me lo sono sempre chiesta. La seconda é: chissà perché questa casa é invasa dal miele.

Con mia sorpresa, scopro che le due domande hanno la stessa risposta: la terrazza all’ultimo piano.

Dal tetto con vista su Central Park, Mike mostra agli ospiti la sua ultima diavoleria: l’alveare domestico. Un sistema di apicultura portatile, racchiuso in mezzo metro quadrato.

La “BeeHaus” é un’invenzione britannica, costa ottocento euro ed include l’armatura da apicultore, la guida alla produzione di miele ed un libro sulla ‘filosofia’ degli alveari. Le api sono vendute a parte. Un’ ape costa circa 0,01 centesimo.

Se sei fortunato, puoi arrivare a produrre fino a 100kg di miele in un anno. (Il che significa che ti serviranno almeno 200 kg di toast- dico io.)

La stessa azienda produce anche mini allevamenti di polli, conigli e porcellini d’India.

È la nuova tendenza bio-organico-domestica. Quella di vivere a contatto con la natura, produrre quello che consumi e mangiare prodotti‘locali’. (Più locali di così!)

Ma rinchiudere la natura in casa non é profondamente innaturale? Credo che le api preferiscano volare, ogni tanto. E forse anche stare in un albero, invece che in un superattico.

Amara conclusione.

 

 

Luisa Cartei

 

 

 

 

Ape-ritivoultima modifica: 2011-04-28T07:30:00+02:00da green.power
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