Pensieri di un Parmigiano Reggiano

chilometro 0, chilometro zero, cartei chilometro zero, greentrotter chilometro zero, greentrotter farmer's market, cartei farmer's market, consumo locale, greentrotter food miles, cartei food miles“Caro diario, oggi mi sento uno stracchino. C’ho la faccia da emmental e la rassegnazione di una mozzarella.

Questa storia degli alimenti a chilometro zero ha grattuggiato le mie certezze.

Prima viaggiavo per il mondo in compagnie delle più belle cosce di prosciutto, calcavo i piatti delle migliori cucine internazionali, mi scagliavo sulle insalate dei più famosi chef d’oltreoceano. Più andavo lontano e più ero apprezzato per la mia provenienza originale.

Ora rischio di diventare un cacio di provincia. Con la filosofia del chilometro zero, si promuovono gli alimenti che fanno poca strada e le bocche che gustano i prodotti del proprio quartiere.

L’altro giorno ho parlato con una mela incazzata verde perché l’hanno messa agli arresti domiciliari in Trentino. La papaya è disperata perché non la fanno passare alla frontiera. I fagiolini del Burkina Faso sono preoccupati per i loro contadini: “I food miles minacciano di peggiorare la vita di migliaia di poveri agricoltori in tutto il mondo!”

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La gente mi accusa di consumare tanta CO2 per arrivare in America. Ma un americano non consuma molta più energia a preparare un tacchino (locale) AL FORNO, rispetto ad un bel piatto di pasta col parmigiano? 

E uno svedese che vuole mangiarsi una sana caprese, al posto dello stufato di renna, non inquina meno ad importare il pomodoro anziché coltivarlo nelle serre?

E se Babbo Natale vuole farsi un frullato di fragole la notte della vigilia si deve sentire in colpa?

Cosa vuoi, io sono solo un pezzo di formaggio, mia madre era una povera vacca di campagna. Non mi scaglio contro il consumo di prodotti locali, ma contro la moda del consumo di prodotti locali. Contro i radical-chic della spesa che seguono le tendenze eco senza riflettere. In un mondo globalizzato, il mito dell’orto di quartiere è un po’ anacronistico.

Preferire gli alimenti della propria terra è giusto, ma bisogna anche pensare ‘in grande’: alle modalità di preparazione dei cibi, ai percorsi d’acquisto e alle implicazioni sul commercio equo-solidale. 

Act local, think global. (Penso che me lo potrei tatuare sulla crosta…)

 

Adesso devo proprio andare. Oggi mi mettono in vendita al Farmer’s Market di Bagnolo in Piano.  Ci sarà un sacco di gente. A quanto pare le persone fanno chilometri IN MACCHINA pur di comprare prodotti a chilometro zero.

 

Luisa Cartei

Pensieri di un Parmigiano Reggianoultima modifica: 2011-05-23T07:30:00+02:00da green.power
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2 pensieri su “Pensieri di un Parmigiano Reggiano

  1. Grazie Luisa per il tuo articolo(come al solito è sempre divertente e attuale)
    devo essere sincera non ho mai pensato,mangiando un mango(frutto che adoro)
    a quanti chilometri ha percorso prima di arrivare sulla mia tavolae di conseguenza a quanta CO2emessa dall’aereo usato per trasportarlo.
    Non ti posso promettere di rinunciare a mangiarlo ma per il pianeta ne posso
    ridurre il consumo.
    Saluti
    Antonella

  2. In realta’ col mio articolo volevo proprio tranquillizzarti sul consumo del mango.
    Non credo alle scelte drastiche, credo che non dobbiamo per forza rinunciare a quello che ci piace, l’importante e’ renderci conto nei nostri piccoli gesti quotidiani – es. come cuciniamo, quante ore teniamo acceso il forno, quanti chili di mango compriamo… e se possiamo ‘tagliare’ qualche consumo ogni tanto qua e la’.
    Grazie

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