Quel peso sullo stomaco

Vellutata di piselli. Rotolini alle verdure piccanti. Hamburger alla griglia. Creme Brulèe. Fichi glassati. Succo di mela e acqua naturale, tanto per gradire. 

Facendo due conti, mi sono ingozzata per un totale di 5 kg. Non di ciccia, grazie a Dio, ma di anidride carbonica.

Screen shot 2011-06-22 at 4.55.23 PM.pngConsiderando il peso nello stomaco, non mi sono mai sentita così leggera quando ho scoperto che i chili indicati accanto ad ogni cibo del menù non si riferivano al grasso, ma all’anidride carbonica. L’idea di aver messo su 5 kg in un pranzo mi seccava un po’. Ma l’idea di aver emesso ‘solamente’ cinque chili di CO2– contro i 7kg dello stesso pasto in un normale ristorante- mi ha sollevato il morale.

Si sa: a tavola è importante l’etichetta. Specialmente quella sull’emissione di CO2, la Carbon Label, che indica la quantità di anidride carbonica emessa nell’ambiente per produrre, impacchettare e trasportare quel prodotto.

Nei ristoranti Otarian, ogni patata o fetta di pollo esibisce orgogliosa l’etichetta che certifica il suo basso livello di inquinamento e si mostra in tutta la sua gloria ambientalista. Nel menù è anche indicata la normale quantità di CO2 emessa dallo stesso pasto in un altro ristorante, per farci capire quanta cattiveria abbiamo risparmiato all’ambiente. (Ci vuole proprio stomaco ad inquinare il pianeta!)

Mentre passeggio per Wardour Street penso che la tabella delle calorie sia fuori moda– vuoi mettere con il diagramma delle emissioni di CO2?

Quanto ha inquinato quell’involtino primavera per essere prodotto, confezionato e spedito sul tuo piatto? E quella misera lenticchia quanto diossido di carbonio si è permessa di riversare sul pianeta prima di finire nella tua zuppa?

La mia percezione dei cibi è cambiata. Al supermercato, gli avocadi mi sembrano tutti stronzi ( “come vi permettete di arrivare dal Messico?”), il latte mi sta simpatico (“che buona la tua confezione di cartone!”) e i piselli surgelati mi insospettiscono (“non fate i furbi e ditemi quanto consuma quel freezer per tenervi in vita!”).

La società non smetterà mai di etichettarci, ma forse, in un futuro non troppo lontano, ci etichetterà in maniera diversa. Non conterà più avere scritto Prada sulla borsa, Sergio Rossi sulle scarpe o Diesel sui jeans. Presto la nostra borsa, le nostre scarpe e i nostri jeans si presenteranno nei negozi con un cartellino tipo CO2: 1kg.

E allora, forse, sarà più figo andare in giro con i Levis da 1kg che con la Porsche quattroperquattro.

Insomma, se non avrai l’etichetta verde, finirai nella lista nera.

(Oppure ho un’immaginazione troppo colorita?)

 

Luisa Cartei

Quel peso sullo stomacoultima modifica: 2011-06-23T07:33:00+02:00da green.power
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2 pensieri su “Quel peso sullo stomaco

  1. Ma quante cose non si sanno?????

    Brava l’autrice di questi articoli divertenti, leggeri, interessanti, convincenti… Insomma ci fa riflettere e io ne parlo anche con i miei figli che cominciano a capire e che saranno i futuri …speriamo migliori di noi….rispettosi abitanti del pianeta!

    BRAVA!

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