Supergrid: la nuova parola d’ordine da ricordare

network.jpgÈ appena uscito un rapporto di Greenpeace che fa riflettere.
Ecco la sintesi.
Greenpeace non ha dubbi e punta tutto sulla soluzione Supergrid che contrappone a quella low nel rapporto Revolution: batlle of the grids, uno studio che ipotizza gli scenari derivanti dalla prevalenza di una scelta di tipo di rete sull’altra.

Il documento fa un bilancio positivo della situazione corrente: «In Spagna oggi le fonti rinnovabili forniscono già il 40% dell’elettricità, in Danimarcasuperano il 28%, l’Italia è oltre il 23%, in Germania il Parlamento ha deciso di compensare la chiusura delle centrali nucleari con un aumento dell’energia fornita dal sole e dal vento».

Ma gli sviluppi futuri possono essere molto differenti a seconda della strada intrapresa sull’infrastruttura. All’ipotesi di una low grid, in cui si continui comunque a puntare sui nuovi impianti e con gli investimenti sul miglioramento della rete in linea con l’attuale programmazione degli Stati (74 miliardi di euro nel periodo 2030-2050), si contrappone una hi grid, con una contrazione della spesa per la crescita degli impianti, ma con investimenti massicci sulla supergrid (581 miliardi di euro), ossia una rete, capace di connettere Europa e Africa (trasportando l’energia accumulata nei deserti), ma anche di accumulare l’energia in eccesso e ridistribuirla, ad esempio, caricando le batterie di milioni di auto elettriche o riportando in alto l’acqua dei bacini idroelettrici.

Inoltre, la rete intelligente dovrebbe essere in grado di far scattare milioni di micro interventi di adattamento, ad esempio spegnendo per pochi minuti i condizionatori o rinviando il funzionamento di qualche migliaio di lavatrici in modo da abbassare il consumo nel momento di un picco anomalo. Tutte cose ampiamente fattibili secondo Greenpeace, se si canalizzeranno gli investimenti nel verso giusto.

apertura-14.JPGFantascienza?
Direi proprio di no.
Il futuro si basa proprio sulla rivoluzione delle grid.
Quella energetica è forse una delle più importanti.
Mettere in rete tutta l’energia partendo da quella di Desertec in Africa (chilometri e chilometri fotovoltaico nel deserto) arrivando a quella eolica dei mari del Nord Europa insieme a quella di migliaia di famiglie e aziende che la producono da sé, la consumano e – quella in eccesso – la vendono alla rete, significa in parole semplici rendere salvo almeno il nostro vecchio continente dall’energia sporca e renderlo quasi tutto pulito.

Ma le grid sono più ampie… da quella energetica si passa, incrociandola, a quella tecnologica e digitale di internet per controllare tutto il sistema. E si connette con quella personale del vivere meglio collegata ai principi di energia pulita e interconnessione digitale avanzata e social, come si dice ora.

Vivere meglio vuol dire una grid per la salute, il wellness e il fitness. Se mangi bene, stai bene con te stesso, sei in salute, in forma; anche a livello sociale sarai più affine con chi propone quei valori che si sono sposati e la grid si allarga dunque alla sfera sociale, politica e – perché no – religiosa.

Non male: di grid in grid  possiamo andare verso una migliore convivenza.

Diego Masi

Supergrid: la nuova parola d’ordine da ricordareultima modifica: 2011-07-22T08:00:00+02:00da green.power
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