L’Expo è partito. Obiettivo: studiare come combattere la fame nel mondo

Con la nomina di Pisapia e Formigoni a commissari straordinari per l’Expo e con la conferenza stampa dei primi di agosto per dare il via alle prime gare di bonifica dei terreni possiamo finalmente dire che l’expo 2015 è partito.

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Mai partenza fu più turbolenta e tormentata e gli ultimi mesi sono stati da cardiopalma.
Il cambio di sindaco, il cambio della giunta, la reprimenda del Bie, la minaccia della sua cancellazione e la difficoltà nella gestione dei terreni (un balletto ridicolo), sono state tutti elementi che hanno tenuto Milano con il fiato sospeso. Almeno per quelli  che pensano che l’Expo sia la più grande carta che Milano ha per rilanciarsi.
Tra cui il sottoscritto.

Ma, tra le varie e differenti voci che si sono alzate, una mi è persa originale.
Romano-Prodi-13.jpgQuella di Prodi con un articoletto sul Corriere.
Diceva in sostanza che l’Expo è anche uno stimolo per Milano e per l’Italia a porsi come faro di indirizzo, di studio, di intelligenza sul problema dei problemi: la fame (o l’alimentazione) nel mondo.
Gli hanno fatto eco , Veronesi e Pisapia che ne ha colto lo stimolo.

Veniamo al punto.
Tre dati su tutti: incremento demografico, dislocazione dell’incremento e risorse energetiche, tutte variabili che nei prossimi anni faranno la vera differenza.
Basta vedere oggi cosa succede nel corno d’Africa – da cui partiva l’analisi di Prodi.
Siccità
, mancanza di acqua, mancanza di agricoltura.

Al 2050 mancano pochi anni.
In questi pochi anni la popolazione mondiale salirà di quasi 3 miliardi di persone, il 30% in più di oggi, tanti quanti eravamo nel 1950. Tutti nati prevalentemente in Asia, Africa e America latina. Con l’invecchiamento dei cosiddetti paesi avanzati. Vecchie signore in fase avanzata di maturità e di impoverimento.

L’Africa – dove oggi noi raccogliamo i soldi per la siccità – diventerà la maggior workforce del secolo. Con il suo miliardo di giovani pronti al lavoro. Più della Cina e più dell’India. Nel 2100 si immagina che la Nigeria sarà più popolosa di questi due paesi.
Come cambia il mondo!

Ma cambierà meglio se noi facessimo tesoro del consiglio di Prodi e usassimo il tempo della preparazione dell’Expo per discutere del tema su cui è stato impostato (Feed the planet – Energy for life) e pensassimo come dare un indirizzo e uno scopo ai beni più utili del mondo: il bere e il mangiare.

Senza di questi lo squilibrio renderà tutti precari, i ricchi di oggi e i poveri di domani.
Studiare e indirizzare costa poco.
Abbiamo il tempo, non ci controllano minuto per  minuto, potremo lasciare un’eredità maggiore rispetto a quella per ora progettata, ossia una serie di palazzi.
Pensiamoci.

Diego Masi

L’Expo è partito. Obiettivo: studiare come combattere la fame nel mondoultima modifica: 2011-08-11T16:33:00+02:00da green.power
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