Sull’onda dell’innovazione

Waikiki, Hawaii. 10.30 am. Cavalcando l’onda del coraggio, decido di affittare una tavola da surf per cavalcare l’onda da 30 centimetri che sfoggia oggi l’Oceano Pacifico.

È un mercoledì da leoni e mi sento pronta ad affrontare squali, tartarughe giganti e orde di giapponesi da sumo sprofondati nei materassini.

 

Image001.jpgNon sono però preparata alla visione tecno-tropicale che mi soprende dinnanzi al baracchino delle tavole da surf. 

Proprio qui, accanto ad una capanna e quattro palme da cocco, tra cosce itineranti di turisti del Mid West e maschere bianche di bambini affrescati di crema solare, nella terra esotica delle liane e delle ghirlande di fiori, a cinque metri dalla battigia, campeggiano due pannelli solari.

 

In fondo anche loro, si potrebbe dire, stanno prendendo il sole.

 

E ne prendono così tanto da poter fornire l’energia necessaria ad alimentare la lanterna del chiosco, la cassa, la radio che trasmette musica hawainana e il computer della grassa proprietaria, per 12 ore al giorno, 365 giorni l’anno.

 

Scatto una foto col mio telefonino e subito scattano pensieri sull’ipotetica versione italiana del marchingegno. Ostia, Fregene, Rimini, Jesolo. Penso agli stabilimenti balenari, ai ristoranti, ai vucumprà e ai vacanzieri da sudoku: chilometri e chilometri di opportunità inespresse.

Non si potrebbe rimpiazzare una fila di ombrelloni con una fila di pannelli solari? E gli spaghetti alle vongole, non sarebbero più gustosi se fossero prodotti con energia pulita? Per evitare grattacapi, il chiosco delle grattachecche non potrebbe avere un tetto assorbi-sole? E a proposito di shopping, non sarebbe meglio un orologio con pannello integrato invece che un Rolex di ottone?

 

L’Italia non mi è mai sembrata così distante. Mi tuffo per non pensare.

 

È proprio vero: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Anzi, un paio di oceani.

 

 

Luisa Cartei

Sull’onda dell’innovazioneultima modifica: 2011-08-16T07:30:00+02:00da green.power
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