Fusione a freddo, Cop 17 e futuro dell’ambiente

Si può fare la fusione a freddo di nickel e idrogeno come sperano di avere inventato i professori, un po’ snobbati, Focardi e Rossi?
Sinceramente non lo so. Me lo auguro ma non ho elementi per dire se sono pazzi, geni o imbroglioni.
Ma tutto ciò che contribuisce a creare elementi di discontinuità nella ricerca sull’energia pulita va comunque premiato se non con il Nobel, almeno con la nostra ammirazione.
Leggete l’intervista al professore e decidete voi quale delle due cose fare.

Ma mentre ci incanaliamo nell’autunno di quest’anno, che sarà fonte di mille preoccupazioni dovute a una politica che non ha più autorità, mercati impazziti e paesi che perdono il loro ruolo, tra i mille eventi da raccontare ci sarà anche la Cop 17 che è l’appuntamento annuale per fare il punto sullo sviluppo dell’ambiente nel mondo.

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Si terrà Durban in Sud Africa alla fine dell’anno.
Avevamo già detto che dopo Copenaghen avremmo avuto due Cop minori. L’anno scorso a Cancun. E a dicembre a Durban.
Perché minori?
Perché il Protocollo di Kyoto scade nel 2012 e fino ad allora credo che i grandi paesi “faranno melina”.
Obama
, che di Copenaghen è stato nel bene e nel male un protagonista di primo piano, veleggia  in cattive acque.

barack-obama-speech114.jpgSull’ambiente che era una tra le sue carte migliori ha fatto pochi passi in avanti, anzi qualcuno indietro. Non ultimo il dietrofront di pochi  giorni fa sull’inquinamento. Insomma, negli  Usa tira di più la necessità di far riprendere l’economia che aiutare lo sviluppo o il miglioramento delle pratiche ambientali.
Negli altri paesi direi che le decisioni sono  assolutamente a ruota.                                       
La Cina, altro grande protagonista di Copenaghen, dopo una partenza di grandi investimenti  green dovrà affrontare il mancato sviluppo del mondo che era il suo mercato. E quindi è presumibile il blocco degli investimenti.

Aspettiamo quindi Durban, senza farci nessuna illusione. Aspettiamo anche la rielezione di Obama nel 2012, anche qui senza grandi illusioni. E tiriamo qualche modesta e piccola conclusione.
La problematica dello sviluppo ambientale corre quando corre l’economia. Come dire: se tutto va bene, possiamo dedicare qualche energia a far sì che i nostri figli vivano almeno come noi, senza uccidere il pianeta.

Se i conti non tornano, avanti ragazzi  niente best practices, business as usual in attesa di tempi migliori.

Ma non doveva essere il contrario? Il green come motore di uno sviluppo sostenibile, un cambio nelle abitudini di consumo e di vita, un consumo più attento e consapevole in modo da non dover sempre fare il 4/5% di pil in più nel mondo?

Era. Ma non è.
Accontentiamoci dei piccoli passi.
E forse della fusione a freddo.

Diego Masi

Fusione a freddo, Cop 17 e futuro dell’ambienteultima modifica: 2011-09-05T12:32:49+02:00da green.power
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