Crescita sostenibile, l’unico modello possibile dopo la crisi

crollo_borse.jpgVedere la cauduta delle borse, l’instabilità del mercato e la sempre più vicina recessione mette paura e ansia. Per la povera Italia mette anche rabbia.

Rabbia per le quattro manovre fatte in un mese senza capo né coda, dettate dalle richieste della Bce e della Merkel. Come se il nostro paese fosse uno studente ripetente che manda a memoria e non capisce.

Le letture dei giornali economici invece di rassicurare o illuminare mettono ancora più incertezza, perché non c’è una visione comune, ma discordano tutti gli uni dagli altri.

E intanto le borse crollano, le valute ballano, i cds esplodono, i Btp (nessuno sapeva bene cosa fossero), diventano merce politica.
Cresce quindi  l’insicurezza.
Ci sono leader all’altezza?

Obama si arrabatta con un congresso che gli è contro: parla bene, ma non riesce a incidere. La Merkel, padrona dell’Europa, dovrebbe svolgere – appunto – questo ruolo. Invece fa la gnorri. Come se l’Europa non fosse sua e non dovesse indirizzarla e, forse, pagarne anche qualche debito, come fece Kohl con la Germania Est.

Del nostro di leader ormai è meglio tacere perché  è inutile commentare.
Paura, ansia, rabbia, incertezza, insicurezza.
Questi gli stati d’animo della ripresa in Italia dopo le vacanze. Tra l’altro, anche questa interruzione di un mese dei parlamentari, come se si fosse ancora bambini a scuola non dovrebbe finire?  Non sarebbe meglio che facessero vacanze normali di 15 giorni come tutti noi?

Il punto centrale è come districarsi senza troppa emozione da questo ginepraio. Con buon senso e in poche righe senza essere economista. Parlo a voi come se sottovoce ragionassi  tra me e me sul disastro che sta avvenendo.

Innanzitutto, la demografia.
Il mondo continua a proliferare e a crescere: ci avviciniamo ai sette miliardi. La vita si allunga per tanti e continuano a crescere anche le persone che stanno raggiungendo un minimo di benessere. Questo significa  maggiori consumi e, quindi, più sviluppo. Forse non subito, ma presto.

Secondo, l’energia.
Ne dobbiamo produrre di più perché la gente è di più e questo significa – di nuovo – sviluppo.

Terzo, l’economia.
Si è imballata nei paesi occidentali, quelli che sovra consumavano e che scialacquavano spesso a scapito dei paesi poveri. E questo è il vero danno che stiamo vivendo e ci vorrà un po’ di tempo per uscirne.

Resta una grande  domanda.
Quale nuovo modello per l’Occidente che è l’area più in crisi?

Direi che bisognerebbe puntare su uno sviluppo sostenibile. Cioè meno consumi inutili, più consumi sociali.
Insomma, Stati Uniti e Europa devono diventare come i paesi scandinavi: più tasse pagate da tutti, più servizi sociali, più sanità.
Insomma, un modello più socialista.

images.jpgSuperata la crisi recessiva (prima o poi la supereremo) credo che i paesi occidentali dovranno fare per forza una revisione critica del loro modo di fare sviluppo.
Non è più quello liberale di tanti anni fa, di mercato a tutto spiano (eccetto per l’Italia che essendo  andata a rotoli, dovrà inventarsi un modello a mezzo tra liberale e sociale), ma un modello che metta in una condizione di salvaguardia una popolazione che vive di più, che lavora di più, che fa meno figli, che vuole solo avere una migliore qualità della vita.

La qualità come sempre si paga.

Diego Masi

Crescita sostenibile, l’unico modello possibile dopo la crisiultima modifica: 2011-09-16T15:53:00+02:00da green.power
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