Il Paese delle Caramelle

Lo zucchero funziona sempre. Con le galatine, le ginevrine o al massimo l’M&Ms riesco ad offuscare i reali desideri di mio figlio, indirizzandolo a compiere azioni che non vorrebbe mai compiere, ma che si sposano perfettamente con gli obiettivi quotidiani della mia esistenza.

Il saccarosio è una delle più potenti armi di occultazione e controllo psicologico. Confonde le menti, fa evaporare la coscienza, rimpicciolisce la volontà e sdrammatizza anche le situazioni più tragiche. La sua dolcezza fa dimenticare ogni amara deduzione, il suo candore, come la neve, ricopre la nostra lucidità, la nostra rabbia, le nostre iniziative di ribellione, sotterrandole in una distesa di bianca indulgenza.

Così, va a finire che se prendi caramelle tutta la vita, perdi il contatto con la realtà. E noi italiani, di caramelle, ne mangiamo parecchie.

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Lo zuccherino è lo strumento politico più usato. Un esempio di come si possono “candire” le parole, si può tro

vare nei vari comunicati stampa e siti internet dedicati al rilancio eco-urbanistico di Milano, in vista dell’EXPO 2015.


In ogni angolo della città crescono nuovi mostri di acciaio. Nuovi “poli” da 100, 200, 400 milioni di euro.

Facendo un giro per i cantieri di City Life, Citta’ della Moda, Via Brera, Portello Urban Life e la nuova sede della Regione a Gioia, si possono ammirare grattacieli futuristici di dubbio gusto, chilometri di specchi e improbabili guglie d’acciaio, tonnellate di cemento e polvere, parcheggi multipiano che tendono all’infinito, detriti e gru alte come le nuvole.

Si badi bene, sui cancelli di delimitazione, campeggia la scritta Cantiere Ecologico. (Un esempio perfetto di umorismo ‘costruttivo’.)

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E andando a rovistare tra i piani di sviluppo si legge che decine di migliaia di ettari saranno trasformati in rigogliosi giardini, parchi senza fine e foreste tropicali.

“Nuovo polmone cittadino”, “il parco fra le montagne e la pianura”, “le piste pedonali circondate dal verde”, “170mila metri quadrati di parco pubblico”, “800 ettari di parco urbano”. Una tempesta di parole inzuccherate.

E’ bello a credersi. Poi però basta fare un giro in Via Brera per rendersi conto che c’è solo tanta pietra. In 500 metri, nemmeno un albero. E in Via Restelli la Regione non ha nemmeno una misera aiuola.

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Le “tre nuove linee metropolitane” sono diventata una, per il momento. E negli altri cantieri, con tutti quei grattacieli, non si vede proprio lo spazio per i parchi.

Dove se li metteranno i 170 mila metri quadrati di verde? I laghetti, le paperelle e i ciliegi? Dove andrà a finire il parco tra la pianura e le montagne? Cosa succederà ai chilometri di piste ciclabili? Ma in fondo, chi se ne accorgerà mai? L’importante non è forse avere un bella torre di cristallo da mettere sulle cartoline?

“70 mila nuovi posti di lavoro”, “144 miliardi di giro d’affari”, “10% di crescita imprenditoriale.” Ci offrono qualche parola incaramellata e non ci pensiamo piu’, ai 20 miliardi di euro maneggiati da illustri architetti internazionali, designers e politicanti.

Sono tanti soldi e nemmeno questi bastano per lasciarci al “verde”.

La verità rimane sempre grigia, come lo smog di Milano, che resta la nona città più congestionata al mondo.

Viviamo in una torta di bugie e non serve a niente nemmeno la bocciatura della Standard & Poor’s ad aprirci gli occhi.

Il punto è che non ci dovevano solo declassare, ci dovevano anche de -“glassare”.

 

Luisa Cartei

Il Paese delle Caramelleultima modifica: 2011-09-27T07:30:00+02:00da green.power
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