Ecologia Anatomica

Ieri sera sono andata ad una festa di cinquantenni rifatte ed è stato davvero illuminante.

Era il compleanno di un top manager delle telecomunicazioni, un sessantenne con i capelli unti e lunghi che per l’occasione si era messo l’ombretto turchese ed un papillon rosa pensando di essere giovanile.

4886042613_1_1_3.jpgLa festa era piena di scale, un via vai di tacchi e perline, profumi costosi e chincaglieria d’alto bordo. Dei centinaia di volti posso fare un unico riassunto fotografico: pasticcio di eyeliner e rossetti fuori dal perimetro, zigomi in crosta di protesi sottopelle, occhi rimpiccioliti a fessure feline, unghie di impeccabile porcellana, grandi seni rugosi avvolti da magie di tulle, pance gelatinose e glutei ad effetto ‘pongo-schiacciato’ fasciati da tubini di raso, chiome vaporose al profumo di Bailey’s.

Ma la cosa che mi ha colpito di più- e che ha generato in me la volontà di scrivere questo post- sono stati i polpacci. Dal basso delle scale, ho ammirato frotte di polpacci in sali scendi. Polpacci meravigliosi, magri, lisci, simpatici, senza età. In quel momento mi ha pervaso una verità esistenziale: anche quando tutto il resto in una donna è allo sfascio, il polpaccio non la tradisce mai.

Anche se sei grassa, cellulitica, vecchia o rifatta, puoi sempre contare su un zampa decente. Bastano un paio di tacchi e una gonna al ginoccio e il tuo polpaccio sarà sempre più magro della tua coscia, più sodo della tua pancia, più liscio della tua faccia e più giovane delle tue mani.

Ho comiciato a guardare solo i polpacci e tentare di indovinare come fosse il resto del corpo- volevo capire se la mia tesi reggeva. E reggeva eccome! Ad ogni meravigliosa zampa corrispondeva una mostruosa befana.

Non è finita qui. Il polpaccio è l’elemento più eco-sostenibile del nostro corpo. Perché per essere bello non ha bisogno di niente, non consuma niente e può rimanere se stesso.

images.jpegPensiamo a quanta energia, tempo e soldi sprechiamo per i nostri capelli, ad esempio. A tutto il balsamo che riversiamo sul pianeta. Ai watt del nostro phon. Alla quantità di capelli che disperdiamo nell’ambiente. Alle giornate spese dal parrucchiere. Mani e piedi? Pensiamo agli smalti tossici, all’acetone, alle ore di manicure e pedicure. Alle scarpe costose e non riciclabili. Cosce e pancia? Equivalgono a milioni di creme rassodanti ed inquinanti, tonnellate di diossido di carbonio impiegato per farsi massaggiare, emissioni di smog per raggiungere località termali, decine di ore passate su internet- e quindi elettricità- per scovare un improbabile rimedio. Seno e viso? Pensiamo ai megawatt di luci ‘operatorie’ e sostanze non biodegradabili per liposuzioni, protesi, lifting e botulino. Milioni di siringhe disperse nell’ambiente, tonnellate di cosmetici velenosi testati sugli animali e trucchi venduti in mono confezioni di plastica!

Il polpaccio richiede al massimo qualche ceretta. Che è comunque una sostanza naturale.

Non c’è che dire, il polpaccio è l’elemento anatomico di maggior efficienza ecologica: a fronte del minor investimento inquinante produce il miglior risultato estetico di lunga durata.

Per una più sostenibile gestione del nostro corpo, dovremmo ispirarci al trattamento che noi stesse riserviamo ai nostri polpacci. Un approccio più naturale, conservativo, equilibrato.

Forse mi sono spinta troppo oltre. Ma si sa, faccio sempre il passo più lungo della gamba. Anzi, del polpaccio.

 

Luisa Cartei

Ecologia Anatomicaultima modifica: 2011-10-04T07:30:00+02:00da green.power
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