Cartoneros Animati

rio-sucio02.jpgSi chiama Buenos Aires, eppure la sua aria è tra le peggiori del mondo. Nel 1500 un conquistador spagnolo, che probabilmente si chiamava José o al massimo Miguel, ha addirittura battezzato la terra circostante “Argentina”, per via dei riflessi argentati del fiume che l’attraversa. Ne morirebbe se potesse vedere quello che vedo io oggi. (In effetti credo che sia gia’ morto. Ma se per caso si fosse reincarnato, spero abbia optato per l’Islanda.)

13 milioni di abitanti e le loro rispettive auto si riversano quotidianamente sulle autostrade urbane, producendo il 90% dell’inquinamento della città. Il suo affluente Rio Riachuelo è considerato uno dei 15 posti più pericolosi al mondo: sulle sue rive sono situate oltre 3500 fabbriche, 13 slums, 42 discariche e un ratto ogni 2 metri quadrati. Il cielo é grigio, le macchine sono diesel e le biciclette desaparecidas. 

Ma se é vero che, per molti, Buenos Aires é una citta’ spazzatura, per qualcuno, invece, é una citta’ riciclabile.

Carlos é un “cartonero” e assieme ad altri 150 mila onesti cittadini lasciati senza risparmi e senza lavoro dalla crisi del 2001, ogni notte dopo le due, rovista tra i rifiuti di case, palazzi e ristoranti alla ricerca di immondizia riutilizzabile.

Non si ‘butta via’ niente: il cibo può essere lavato e mangiato; la carta, il cartone, le bottiglie di plastica e le lattine si possono rivendere alle aziende di riciclaggio e guadagnarsi lo stipendio mensile di 113 euro.

Ognuno ha la sua zona: c’é a chi piacciono i frutti di mare e banchetta nella spazzatura dei ristoranti di pesce, c’e’ chi é matto per la pizza e opta per le pattumiere italiane, c’é chi si specializza nel riciclo del vetro e si piazza fuori dai pub.

Cartoneros.jpgCi sono famiglie da sfamare. Ci sono consorzi, coperative, sindacati e persino un trenino speciale, il treno blanco, creato appositamente per i cartoneros pendolari. C’é n’é uno la mattina che ti porta in centro e uno la sera che ti riporta a casa, che se perdi quello, devi aspettare fino all’alba del giorno dopo.

Carlos fa fatica a salirci, sul quel trenino della speranza, col suo carrello della spesa stracolmo di giornali, ruote di biciletta e calamari fritti.

“Ci vediamo a Villa Soldati”, mi dice, il suo quartiere di 300 familias cartoneras- una specie di mafia del ‘riciclaggio’. E si allontana nel grigio, dietro al suo grattacielo di oggetti ancora più grigi.

È un lavoro sporco, ma qualcuno dovrà pur farlo.

 

Luisa Cartei

Cartoneros Animatiultima modifica: 2011-10-11T07:30:00+02:00da green.power
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