Expo e legalità: firmato il Protocollo

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L’allarme è stato recepito, la prime iniziative sono state prese: la partita per un Expo all’insegna della legalità può dirsi ufficialmente iniziata. Con la firma del Protocollo di legalità per il contrasto ai fenomeni di infiltrazione criminale negli appalti concernenti le opere essenziali siglato questa mattina a Milano dal prefetto Gian Valerio Lombardi e dall’amministratore delegato Giuseppe Sala, l’esposizione universale è entrata nuovamente nel merito del dibattito sulla trasparenza dei lavori, dotandosi di uno strumento operativo per la prevenzione delle infiltrazioni mafiose.

L’ufficializzazione del protocollo, a meno di  un mese di distanza la creazione di un Osservatorio permanente volto a impedire il fenomeno del lavoro irregolare e a garantire la piena applicazione dei contratti di lavoro, assume così il valore di un impegno preso. Soprattutto dopo le dichiarazioni rilasciate da Lamberto Cisterna, sostituto procuratore antimafia, che in occasione della presentazione della relazione di fine 2011 aveva segnalato una forte preoccupazione legata al fatto che l’approssimarsi delle scadenza di Expo 2015 possa imporre «soluzioni accelerate e protocolli d’urgenza» capaci di esporre il fianco all’ingresso di soggetti criminali nell’ambito della realizzazione dei lavori. Un’eventualità catastrofica, traducibile in «una rete di collusioni e complicità che richiederebbe un decennio per essere smantellata ».

Posto che il primo argine di fronte alle infiltrazioni non può che essere una gestione rispettosa delle tempistiche che eviti ritardi e conseguenti decisioni dell’ultima ora più difficilmente controllabili e quindi a rischio, il protocollo definisce una serie di linee guida pensate per rendere la macchina organizzativa di Expo 2015 quanto più possibile impermeabile alla malavita. Nello specifico, si parla di controllo antimafia da applicarsi tutti i soggetti interessati, senza limitazioni di soglie in relazione al valore degli appalti, quindi di accertamento del rispetto della normativa in materia di tracciamento dei flussi finanziari originati dagli appalti e infine di verifica sui flussi di manodopera, al fine di scongiurare la diffusione di rapporti lavorativi in nero o sottopagati.

A questo punto, vale la pena di farsi una domanda provocatoria: può essere che anche in termini di legalità l’esposizione milanese sia un’opportunità per il rilancio del sistema Italia? Come già fatto notare nei giorni scorsi dal Sole 24 Ore, la centralizzazione di tutte le competenze relative al rilascio delle certificazioni antimafia nell’ambito di Expo nelle mani della Prefettura di Milano anticipa in qualche modo la realizzazione delle banche dati previste a livello nazionale dal decreto legislativo 159/2011 e spinte con forza dal governo Monti come strumento vitale per la lotta alle infiltrazioni malavitose nella pubblica amministrazione. In questo senso, l’Expo non ha un valore cruciale solo in sé, ma anche come banco di prova di un progetto più ampio che riguarda l’intero Paese.

Il bicchiere, come sempre, può  apparire mezzo pieno o mezzo vuoto: siamo di fronte alla minaccia di un’infiltrazione tra le peggiori che si siano mai viste, ma allo stesso tempo ci troviamo anche davanti alla possibilità di dimostrare al mondo (e a noi stessi) che l’Italia, grazie anche ai nuovi strumenti di cui si sta dotando, è in grado di contrastare efficacemente la criminalità all’interno delle grandi opere pubbliche. L’ennesima scommessa collegata all’evento del 2015, insomma. Forse la più delicata da affrontare, in termini di responsabilità nei confronti dell’intera collettività. Di certo quella che non può essere persa.

Expo e legalità: firmato il Protocolloultima modifica: 2012-02-13T13:22:00+01:00da green.power
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